Sos di Coldiretti: "Alluvioni e siccità, così il meteo pazzo danneggia i campi"

La presidente regionale Maria Letizia Gardoni lancia l’allarme: agli agricoltori servono strumenti di protezione e prevenzione "E le storture della filiera rischiano di penalizzare i produttori".

Sos di Coldiretti: "Alluvioni e siccità, così il meteo pazzo danneggia i campi"

Sos di Coldiretti: "Alluvioni e siccità, così il meteo pazzo danneggia i campi"

Il cambiamento climatico ha influito in maniera rilevante sull’andamento del settore primario marchigiano. Una situazione che è stata evidenziata a più riprese da Maria Letizia Gardoni, presidente della Coldiretti delle Marche. "Le condizioni meteo rappresentano una delle principali variabili non totalmente governabili che influiscono spesso negativamente sul bilancio produttivo, e quindi economico, delle nostre aziende agricole – osserva la presidente Gardoni –. Lunghi periodi di siccità intervallati da piogge torrenziali ed eventi alluvionali, alte temperature fuori stagione e le gelate tardive sono solo alcuni degli esempi di un clima che sta mutando in maniera violenta e repentina".

Quali sono le conseguenze del cambiamento climatico sulle coltivazioni?

"Il lavoro agricolo è quello che ne risente maggiormente e per questo da tempo sosteniamo la necessità per gli agricoltori di accedere a diversi strumenti di prevenzione e di protezione quali, per citarne soltanto alcuni, la ricerca per il miglioramento genetico e varietale, lo sviluppo di invasi per una migliore gestione dell’acqua piovana, la diversificazione delle attività agricole, migliori servizi assicurativi e altri interventi di sostegno alle diverse produzioni".

La Coldiretti ha avviato da tempo un programma per combattere la contraffazione negli alimenti e nelle bevande, e questo piano coinvolge anche le Marche.

"Le frodi alimentari sono molteplici e riguardano la sofisticazione, l’adulterazione, la contraffazione e l’alterazione dei prodotti agroalimentari. È un business illegale che è cresciuto negli anni proporzionalmente al valore del cibo made in Italy. Purtroppo, anche le Marche e i nostri prodotti ne sono vittime. Uno dei casi più citati dalla cronaca è quello dei "wine kit" canadesi, venduti online per produrre falso Verdicchio con l’acqua e le polveri, pericolosi per la salute e ingannevoli dal punto di vista commerciale".

Nelle Marche sempre più giovani si avvicinano all’agricoltura?

"Nella nostra regione, dal 2015 fino a oggi, i giovani alla guida delle aziende agricole sono aumentati del 34%. Siamo sul podio nazionale per le aziende guidate da under 35 con titolo di laurea, un dettaglio sociologico importante, che ci dimostra ancora una volta quanto la scelta di una vita in campagna sia legata alla possibilità di realizzazione professionale e personale, che questa permette di raggiungere anche ai ragazzi".

Si fa sempre più marcata la differenza dei prezzi tra la campagna e il supermercato, ovvero dal produttore al consumatore.

"Tra campo e scaffale c’è ancora troppo divario, frutto di storture lungo la filiera che come associazione cerchiamo di colmare a difesa dei produttori. Ad esempio, per quanto riguarda il latte, di fronte all’aumento dei costi di produzione siamo riusciti a fare adeguare il prezzo di conferimento da 40 fino a quasi 60 centesimi per litro. Parliamo di un prodotto che al supermercato spesso vediamo con prezzi sopra ai 2 euro al litro. Spesso i prezzi sono frutto di diversi passaggi lungo la filiera che finiscono per non riconoscere il lavoro agricolo. Facciamo il caso dei pomodori. Agli agricoltori sono pagati tra 90 centesimi e 1,20 euro al chilogrammo, ma al supermercato sono venduti con prezzi tra 2 euro e 50 centesimi e 6 euro al chilo, a seconda della varietà".

Altri esempi?

"Oppure prendiamo il grano duro, pagato in media il 25% in meno rispetto all’anno scorso su un valore di appena 35 centesimi al chilogrammo, in netta controtendenza rispetto all’aumento dei prezzi di vendita della pasta, in crescita al dettaglio del 13% nei primi nove mesi dell’anno. E il pane? Un chilogrammo di grano tenero è pagato 32 centesimi agli agricoltori, mentre il pane comune viaggia sopra i 5 euro al chilo".

Ci può tracciare un primo bilancio del settore agricolo marchigiano nel 2023?

"Non è un bilancio positivo in termini di produzione e in questo ci siamo più volte confrontati con la Regione Marche per attuare una serie di misure a sostegno dei settori più colpiti. Voglio citare ad esempio i sostegni previsti dalla Regione per le imprese che hanno subìto i danni dell’alluvione e gli attacchi della peronospora".

Sono previste altre misure per le aziende agricole in difficoltà?

"Di recente, importanti risorse sono state stanziate in sede di assestamento di bilancio regionale: un milione di euro per la filiera della carne di cinghiale, 450mila euro per i mattatoi di Urbania e Macerata, 300mila euro per sostenere i vitelli allevati al pascolo di montagna e 100mila per il mantenimento dei cani pastori di guardia alle greggi per difenderle dai lupi".