Gary Schull: il barone americano
Gary Schull: il barone americano

Ci sono stati fior di campioni nel variegato mondo Fortitudo. Un paio di questi, sono tuttora leggende nella Nba, come Artis Gilmore e Dominique Wilkins. Ma se chiedete a un tifoso Fortitudo, di qualsiasi età, di indicare un’icona non avrà dubbi: Gary Schull. Anzi, Gary Baron Schull, lo statunitense che, sbarcato quasi per caso a Bologna, alla fine degli anni Sessanta, è diventato una leggenda. Al punto che, quando si parla di spirito Fortitudo - inteso come lotta, voglia di ribellarsi al destino e alle forze in campo - il pensiero corre al Barone.

Via San Felice si trova nel centro di Bologna e in via San Felice si trova il centro  del mondo Fortitudo che stravede per Gary Schull.
Il Barone nasce a Willow Grove il 18 dicembre 1944 e ci lascia il 9 febbraio 2005, qualche mese prima del secondo scudetto Fortitudo (16 giugno 2005). Quasi un tributo alla memoria di un campione che segna un’epoca. La sua, ma anche quelle successive.

Fine anni Sessanta, la Fortitudo, che pure ha una storia che ha origine nel 1901, è quasi una debuttante nel mondo dei canestri. La prima volta in serie A è nel 1966, il Barone arriva due anni dopo.
Lo segnala alla Fortitudo Richard Percudani. Il Barone, non ancora tale, in patria gioca nelle fila dei Philip Oilers, una squadra di dilettanti che prende parte a un torneo aziendale. Il compenso di Gary, in patria, è di 20 dollari a partita.




La frase
  • Quando si parla di spirito Fortitudo
  • - inteso come lotta, voglia di ribellarsi
  • al destino e alle forze in campo
  • il pensiero corre al Barone

La Fortitudo ha 13mila dollari da investire, lo fa con questo americano che inaugura il periodo del professionismo in un mondo ancora di dilettanti. I giocatori della Fortitudo, nella maggioranza dei casi, sono prodotti del vivaio.
Gary arriva a Milano il 6 agosto 1968: non sa nulla dell’Italia. Non sa nemmeno che Bologna è BasketCity. Per essere sinceri, nemmeno Bologna sa di essere BasketCity, perché il fascino delle Due Torri, legato all’epopea del derby, comincia a muovere i primi passi proprio con l’avvento del Barone e delle sue sfide infuocate contro la Virtus.


Non conosce l’Italia il Barone e, nella valigia, ha persino una bottiglietta per disinfettare l’acqua corrente. Pensa di essere nel terzo mondo dei canestri. Non è così, ma sarà lui a dare una svolta, anche se l’inizio non è dei migliori. Arriva in piena estate, ci sono i tornei precampionato e la Fortitudo è impegnata a Lucca. Ma il giorno della finale, Gary resta a letto. Rimane in albergo, quasi privo di sensi. Il giorno dopo si risveglia e il medico spiega l’accaduto bollando l’episodio come “etilismo acuto”. Gary è astemio, prima della partita, gli offrono un bicchiere di chardonnay fatto in casa. Gary non dice nulla, ma si addormenta profondamente.
Il “peggio”, virtuale, avviene qualche settimana dopo. Un compagno di squadra, che vive nello stesso appartamento di Schull, lo sorprende con una siringa in mano. E’ l’epoca del boom delle droghe, si pensa al peggio. Beppe Lamberti, all’epoca allenatore Fortitudo, gli chiede spiegazioni. Non è droga. E’ semplicemente che Gary è diabetico - per questo non viene preso in considerazione dalla Nba - e deve iniettarsi l’insulina. E’ il suo tallone d’Achille, ma compreso il problema, la Fortitudo se lo tiene stretto. Anche perché Gary resta in Italia per cinque stagioni dal 1968 al 1973. Nel 1971 vince la classifica dei cannonieri, per due volte è il miglior rimbalzista. E’ il monarca assoluto del bar Donini, in via San Felice. Si dice che abbia il braccino corto e che non abbia mai offerto un bicchier d’acqua ai compagni.


Ma in campo offre il meglio di sé e il 21 dicembre 1969 il derby con la Virtus. Vince la Fortitudo. E il Barone - la foto è ancora una delle immagini più suggestive della stracittadina - esce dal campo con le braccia al cielo, sorretto dai tifosi e sanguinante. Un colpo proibito gli ha lacerato l’arcata sopraccigliare. Lui, Gary, non si piega. Il soprannome Barone gli viene dato perché fischietta sempre il brano “Snoopy contro il Barone Rosso”. Veste come un cowboy metropolitano e incide un disco, “La ballata di Gary”. Come un cowboy, anche se, in realtà, nelle vene, ha sangue cherokee. Ha lo sbuzzo anche per gli affari: si impegna a versare al padre tutto quello che guadagna. E allora, per arrotondare, si fa spedire a Bologna i primi tubolari. In Italia si gioca ancora con i calzettoni di lana. Gary è, di fatto, il primo rappresentante di tubolari, che fa arrivare dalla Georgia, grazie a un amico. E’ il primo a introdurre anche i polsini elastici: commercializza anche quelli.
Quello che non si compra e non si vende, invece, è il carattere e lo spirito. E’ lui che trascina i compagni. E’ lui che conquista le simpatie di un giovane Giorgio Seràgnoli che vent’anni dopo avrebbe rilevato la società. E’ lui che mantiene i contatti con tanti amici, all’ombra delle Due Torri e, quando torna in città, chiede sempre la stessa camera, la 103, dell’hotel Elite. Un attacco di cuore, ce lo porta via nel 2005. La sua maglia, la numero 13, è l’unica ritirata nella storia del club e la curva del PalaDozza, anima del tifo Fortitudo, che si affaccia su via Nannetti, porta il suo nome: curva Gary Baron Schull.

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