Bologna, 17 maggio 2021 - Stanno calando i ricoveri da Covid in terapia intensiva. In un incontro scientifico è stato evidenziato che la programmazione futura della sanità dovrà tenere conto degli esiti della malattia Covid. Depressione, stanchezza, cefalea, fatica a respirare, insonnia sono sintomi che possono accompagnare i pazienti dopo la fase acuta. Mi auguro che nel Recovery Plan siano previsti investimenti per curare il post pandemia.
Nunzio Borelli, medico

 

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

Il dopo malattia per molti pazienti è preoccupante e spesso si porta dietro conseguenze pesanti. E non solo per chi ha sofferto direttamente per il contagio. Certo, chi è finito in ospedale in alcuni casi deve poi fare i conti con difficoltà di respiro, polmoni acciaccati, problemi ai muscoli. Tutti sintomi da non sottovalutare e da curare. Può succedere, come può non succedere. Il maledetto virus colpisce a caso con le sue conseguenze peggiori. Ma non solo chi ha sofferto con ricovero e ossigeno deve fare i conti con i disagi. La solitudine, la paura, l’essere costretti a rimanere asserragliati in casa spesso lontani dagli affetti familiari, ha messo in difficoltà giovani e anziani. Forse ha sofferto di meno la fascia di mezzo. Per l’effetto del virus parte dell’Italia è costretta ad andare in analisi e secondo studi recenti un cittadino su 5 deve far ricorso a psicofarmaci o almeno a stabilizzatori dell’umore. Non è un dettaglio. Gli anziani che vivono soli o che comunque sono stati costretti a rimanere chiusi in casa fanno fatica a ritrovare il già precario equilibrio. I giovani vittime del lockdown hanno pagato un prezzo altrettanto alto fra noia canaglia, mancanza di spazio, privazione di crescita scolastica e rapporti sociali. Pagano il conto a lunga distanza. Anche in famiglia bisogna adottare terapie idonee. Che non sono scritte nei trattati medici.
 


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