Bologna, 21 febbario 2015 - Marina ha lo sguardo basso. Ma parla senza fermarsi mai. È spezzata tra la rabbia e il senso di colpa di una madre che non ha potuto fare niente per la propria bambina. Lei però, non deve rimproverarsi nulla. Perché lunedì mattina, quando la sua piccola, appena 40 giorni, si è sentita male, ha subito chiamato l’ambulanza e con la bimba in braccio, avvolta in una copertina, è arrivata all’ospedale Maggiore. Non poteva sapere, questa ragazza di 29 anni, che la sua secondogenita aveva contratto una meningite da stafilococco. Lo ha scoperto nel pomeriggio dello stesso giorno, ma al policlinico Sant’Orsola, dove la neonata è stata portata d’urgenza dopo essere stata dimessa dal Maggiore. E ora la bimba lotta, con la forza di un leone, tra la vita e la morte. Ma le speranze per lei sono al lumicino. Lo sa anche il suo papà, Constantin, che ha gli occhi rossi di pianto e non interrompe mai il flusso di dolore di sua moglie.

Signora, ci spiega come sono andate le cose?
«Lunedì mattina, intorno alle 4,30, la bimba ha iniziato a stare male. Non smetteva di piangere, ma il suo era più un lamento che un pianto. Ha anche vomitato e aveva oltre 38 di febbre. Alle 7 ho chiamato l’ambulanza e siamo andate al Maggiore, dove è nata lo scorso 7 gennaio».

Cos’è successo qui?
«La dottoressa del pronto soccorso pediatrico l’ha visitata. E ha diagnosticato un’influenza. Dato che la bimba aveva dei puntini sul viso, mi ha detto di rivolgermi al dermatologo dell’ospedale oppure alla mia pediatra. Ma la bambina non smetteva di piangere. Io le ho detto che non mi sembrava un pianto normale, che aveva vomitato, ma non sono un medico... Mi sono fidata».

Poi?
«Poi l’hanno dimessa. Io ho chiamato un taxi e siamo tornate a casa. Qui ho telefonato alla pediatra che mi ha dato appuntamento per le 13,30. La febbre, intanto, era salita a 39,6».

La pediatra l’ha visitata?
«Appena l’ha vista ha capito che la situazione era gravissima e mi ha detto di portarla in ospedale. Poi ha chiamato il Maggiore per capire perché, in quelle condizioni, era stata dimessa. L’ho portata in taxi al Sant’Orsola. Ormai era troppo tardi però. La bambina è entrata in coma nel pomeriggio. I medici hanno diagnosticato la meningite».

Come sono ora le sue condizioni?
«Disperate. Ha lottato tantissimo. Ci avevano detto che non avrebbe superato la notte. Invece è ancora qui. Ma ora è subentrata anche un’emorragia cerebrale. Non ci hanno dato speranze. Anche il suo visino è stato deformato dalla malattia...».

Cosa sente?
«Io mi sento in colpa perché quando l’hanno dimessa dal Maggiore l’ho portata a casa. Forse se l’avessi portata subito al Sant’Orsola... Eppure mi chiedo: perché non le hanno fatto un prelievo, un esame più approfondito? Perché ci hanno mandate via così?».

Anche perché la sua bambina, fin dalla nascita, aveva avuto dei problemi...
«Appena nata aveva sofferto di convulsioni. Era stata ricoverata anche due settimane fa, sempre al Maggiore, per lo stesso motivo. Gli esami avevano dato esito negativo e ce l’avevano fatta portare a casa. Insomma: sapevano che la piccola non stava benissimo...».

Ora cosa farete?
«Aspettiamo il destino. Dio non voglia che la nostra piccola muoia. Ma se dovesse accadere siamo pronti a sporgere denuncia contro il Maggiore. Vogliamo sapere se c’è qualcuno che non ha fatto tutto il suo dovere. Se ci siano delle responsabilità su quello che sta accadendo alla nostra creatura».

di Nicoletta Tempera

 

L'Ausl: "Valutazione del pronto soccorso scrupolosa e approfondita"

La valutazione clinica dei medici del pronto soccorso pediatrico dell'ospedale Maggiore di Bologna "è stata scrupolosa e approfondita". In quel momento, i parametri clinici erano tutti nella norma e "non vi era alcun segno che facesse sospettare una patologia cosi grave come quella resasi evidente in tempi successivi".

L'Ausl di Bologna interviene sul caso della bimba di appena 40 giorni colpita da meningite di cui scrive il Resto del Carlino: dimessa il mattino di lunedì dall'ospedale Maggiore, la bimba nel pomeriggio è stata nuovamente portata dalla madre al Policlinico Sant'Orsola, dove le è stata diagnosticata la meningite. Ora è ricoverata ed è in cura, ma è molto grave (nel pomeriggio di lunedì è entrata in cura), e i genitori si sono detti pronti a denunciare
i medici del pronto soccorso dell'ospedale Maggiore per capire se hanno fatto tutto il possibile per la loro piccola.

In una nota, l'Ausl spiega che la bimba "è giunta al pronto soccorso pediatrico dell'ospedale Maggiore il 16 febbraio, alle ore 7.52. E' stata presa in carico alle 8,09 dal medico di guardia. I parametri clinici al triage erano tutti nella norma, la temperatura ilevata 37,5 gradi". Un quadro clinico, dunque, che "presentava caratteristiche del tutto analoghe a un banale episodio febbrile di natura gastroenterica o respiratoria, e non vi era alcun segno che facesse sospettare, in quel momento, una patologia cosi grave come quella resasi evidente in tempi successivi".

La valutazione clinica fatta al pronto soccorso del Maggiore "è stata scrupolosa e approfondita", dice dunque l'Ausl, che aggiunge: "Il quadro di esordio di un episodio di meningite può essere, infatti, assai insidioso proprio per la impossibilità di distinguerlo da patologie banali e benigne".