Bologna, 20 marzo 2017 - «L’ipotesi Stamoto non ci vede favorevoli, come avvocati ma prima ancora come cittadini», è questo il commento finale del presidente dell’Ordine, Giovanni Berti Arnoaldi Veli al termine dell’affollatissima assemblea straordinaria degli iscritti all’Ordine forense di Bologna, convocata per discutere del progetto di trasferimento degli uffici giudiziari della città nell’area dell’ex caserma Stamoto, in via del Parco. Ipotesi che i rappresentanti dei legali bolognesi hanno più volte e sonoramente bocciato

Tema che, al di là dei crediti formativi che spettano a chi partecipa all’assemblea, evidentemente appassiona gli avvocati visto che il teatro Duse, che ospita il summit e contiene un migliaio di persone, è completamente pieno: ci sono solo posti in piedi ed è anche necessario fare la fila per entrare. La pungente relazione introduttiva del presidente Berti Arnoaldi Veli strappa applausi e risate. L’idea Stamoto da parte del Demanio è venuta fuori «dal nulla», sottolinea il presidente: l’ex Stamoto «nessuno di noi neanche sapeva cosa fosse». 

Il teatro Duse gremito da oltre mille avvocati (Schicchi)E un trasferimento parziale degli uffici lì sarebbe «folle e inadeguato», perché «invece di risolvere i problemi ne creerebbe di ulteriori», afferma Berti Arnoaldi Veli. In più sarebbe molto difficile trovare nuove destinazioni ai palazzi oggi occupati dagli uffici giudiziari del centro, fa notare il presidente. No, dunque, ad un’operazione che farebbe spendere «la cifra folle di oltre 100 milioni di euro», concludere Berti Arnoaldi Veli: «A noi servirebbe solo il 60% dell’area immobiliare dell’ex Staveco», che tra l’altro avrebbe spazi più facilmente destinabili alla cittadella giudiziaria, pensando per esempio all’ex tribunale militare. L’operazione Stamoto? «Soldi buttati», dice Mauro Pacilio, il primo degli avvocati a prendere la parola dopo il presidente, sottolineando che un’assemblea così partecipata non si vedeva «più o meno dal ’68». 

No, dunque, al trasferimento «parziale o totale» all’ex Stamoto e sì ad una «mobilitazione del Foro per contrastare» il progetto, con tanto di stanziamento di un budget per acquistare pagine sulla stampa locale e mandato ad interloquire con le altre categorie professionali e i commercianti per sensibilizzare la politica. Passa nettissimamente anche il punto che individua nell’ex Staveco l’area in cui ricollocare gli uffici che necessitano di uno spostamento. Gli avvocati danno l’ok anche all’eventualità di utilizzare l’ex Maternità come soluzione transitoria e all’idea di effettuare un sondaggio tra tutti gli iscritti. 

L’Ami, l’associazione dei matrimonialisti, ci ha già pensato e ha inviato un questionario a tutti gli iscritti bolognesi: ha risposto il 93% degli associati, cioè una novantina di persone. Un modo per ottenere «un confronto costruttivo e democratico», sottolinea la presidente Katia Lanosa. In base alle risposte, emerge che il 92,9% dei matrimonialisti è favorevole alla creazione di una cittadella giudiziaria e il 100% vede bene la concentrazione di tutti gli uffici in un unico luogo. Un trasferimento solo parziale, invece, convince solo il 35% degli intervistati. La cittadella la si vorrebbe in centro (64%), mentre su tre ipotesi proposte vince la Staveco (53,8%) seguita da ex Maternità (30,8%) ed ex Stamoto (15,4%). 

All’assemblea si vedono anche diversi avvocati eletti in Consiglio comunale: tra loro Michele Campaniello del Pd (che non vota, limitandosi ad «ascoltare cos’ha da dire la categoria»), Manes Bernardini di Insieme Bologna, Marco Lisei e Francesco Sassone di FI. Lisei, a fine lavori, annuncia l’intenzione di «presentare un ordine del giorno per cambiare il Poc e la destinazione d’uso dell’ex Staveco, così che possa essere presa in considerazione dal Demanio, visto che oggi l’elemento ostativo è la destinazione a fini universitari».