Bologna, 30 dicembre 2017 - Il tempo sta per scadere anche per i complici di Norbert Feher. Si tratta di mesi, per il colonnello Valerio Giardina, comandante provinciale dei carabinieri. Che, ieri mattina, nel corso di un incontro per tracciare l’attività svolta nel 2017 dai militari dell’Arma tra Bologna e provincia, si è dilungato sugli sviluppi della caccia all’uomo e dell’indagine partite, il primo aprile, con l’omicidio di Davide Fabbri alla Riccardina di Budrio.

Feher è stato arrestato dalla Guardia civil in Spagna quindici giorni fa, ma solo dopo aver ucciso altre tre persone. Le indagini, però, ha spiegato Giardina «proseguono per delineare la rete di favoreggiatori che ha agevolato la latitanza» di Igor il russo. «Già a metà aprile» erano state avviate attività sugli appoggi di ‘Igor’, fatte di «intercettazioni telefoniche, ambientali, pedinamenti che hanno permesso l’individuazione di chi gli ha dato una mano e delle cellule di riferimento della latitanza e dei canali» grazie ai quali è riuscito a raggiungere dall’Italia la Spagna.

Igor il Russo, così da latitante parlava con la mamma / FOTO e VIDEO

Una rete «composta da un numero di persone non inferiore a dieci e non superiore a 100», ha detto con una battuta il comandante, snocciolando poi i numeri messi in campo nella ‘caccia al killer’ nella Bassa in tre mesi: 1.600 pattuglie di carabinieri impiegate, di cui 300 di Tuscania e Cacciatori di Calabria, 963 di squadre operative di supporto (Sos) e aliquote di primo intervento (Api), 350 i posti di osservazione e allarme predisposti, 1.820 gli edifici rastrellati, 102 le scansioni dinamiche con camera termica, 81 le perlustrazioni con cani, di cui otto con risultati positivi, con tracce fiutate con riscontro del Dna del fuggitivo. Lo scopo del dispositivo, oltre a rintracciare Feher, era «impedire la prosecuzione della scia di sangue», ha detto Giardina, visto che gli specialisti dell’Arma hanno tracciato un profilo criminologico di una persona «con una progettualità sanguinaria» che «non si sarebbe fermato di fronte a niente».

IL BILANCIO 2017 DEI CARABINIERI DI BOLOGNA

Chiuso (ma non concluso) il capitolo Igor, il comandante dei carabinieri hapoi fatto il punto sulle attività di controllo del territorio e contrasto alla criminalità - micro e macro - che, ogni giorno, impegnano l’Arma, ricordando in particolare l’operazione ‘Mi vida’, in collaborazione con le autorità spagnole e portoghesi, che ha portato all’arresto del pilastrino Andrea Semilia e al sequestro di 506 chilogrammi di cocaina, in arrivo dal Brasile attraverso la Spagna e diretti proprio alla piazza Bolognese (FOTO). Con quella operazione, rivendica Giardina, «abbiamo dimostrato che il vettore della droga, dal Sud America all’Italia, aveva base a Bologna. Semilia aveva creato una struttura criminale al Pilastro. La droga a Bologna ha un canale di rifornimento».

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Ha poi ricordato l’operazione ‘Falsa speranza’ che ha decapitato una rete dedita alla tratta di donne dalla Nigeria da avviare alla prostituzione in città (VIDEO) e tracciato i risultati di un anno di lavoro, spiegando che nel 2017 i delitti in provincia sono diminuiti del 12%. Rispetto al 2016 sono calati del 13,6% i furti in generale, del 16,4% quelli in abitazione, del 26% le rapine. Sono stati 890 le persone arrestate e 6.950 le denunce, mentre è aumentato il numero di responsabili di reato individuati : +44% per i furti in casa, +29,4% per quelli con destrezza.

In centro, durante i servizi svolti in particolare in aree critiche come la zona universitaria, la Montagnola e la Bolognina, sono stati impiegati nel complesso 360 militari, sono state arrestate 259 persone, altre 319 denunciate a piede libero e oltre 2.700 sono state sottoposte a controlli, mentre, nell’ultimo mese, sono stati già notificati sei ‘mini-Daspo’ in Montagnola (la misura studiata dal prefetto Matteo Piantedosi proprio per attenuare il problema dello spaccio nel parco).

Infine, sul fronte eversione - interna ed esterna - il comandante Giardina ha ricordato l’attentato anarchico alla stazione dei carabinieri Corticella (VIDEO) e puntato l’attenzione sia sul lavoro di intelligence svolto in collaborazione con il Ros e la Digos, sia sulle esercitazioni e le misure messe in campo. «Per quel che riguarda l’eversione interna – spiega Giardina – non è trascurabile il rischio di progettualità terroristiche, in particolare ai danni delle forze dell’ordine in genere, degli apparati giudiziari e penitenziari. Anche per questo è monitorato il dinamismo sempre più qualificato dell’antagonismo bolognese, che vede momenti di interesse investigativo e operativo».

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E, tra i nuovi sorvegliati speciali in città, spunta, vicino alla basilica di San Petronio, nel mirino del terrorismo di matrice islamica, anche Fico, possibile obiettivo anarchico: «Il parco agroalimentare va tenuto sotto controllo perché tratta temi ritenuti dagli anarchici campagne di azione. È un obiettivo sensibile al pari della basilica di San Petronio, della zona universitaria, dei grandi centri commerciali e della Sinagoga», ha concluso il comandante dell’Arma.