Bologna, 25 novembre 2016 - Qualcosa di più di una mostra. ‘Dalí Experience’ è un’esperienza che «crea un nuovo rapporto fra il visitatore e l’opera d’arte», spiega Gino Fienga, di con-fine Art, che ha organizzato la mostra che si apre oggi a Palazzo Belloni, con Loop e QN, Carlino, La Nazione e Il Giorno. A fare gli onori di casa Marisa Monti Riffeser, presidente del cda di Poligrafici Editoriale, Andrea Riffeser Monti, ad di Poligrafici Editoriale, e Matteo Riffeser Monti, presidente di Monrif Net.

Le opere di Salvador Dalí – 22 sculture, 10 opere in vetro, 12 Gold Objects e oltre 100 grafiche – ‘dialogano’ con il visitatore grazie a proiezioni immersive, realtà aumenta. Il visitatore si muoverà di sala in sala accompagnato – grazie a speciali ‘chiavette’ – da sonorità ambientali, musiche, commenti critici, parlati dello stesso Dalí. «È qualcosa di nuovo – commenta Andrea Cangini, direttore di QN e Carlino – che perfettamente si adatta a una personalità poliderica e sfaccettata come quella di Dalí». «In un contesto classico come Palazzo Belloni, si è voluto dare una visione multimediale dell’opera di Dalí» , afferma Stefano Pesce, di The Dalì Universe, una «delle più ricche documentazioni della storia artistica» del maestro catalano, da cui provengono le circa 200 opere in mostra.

LO SPECIALE

Nei prossimi sei mesi (‘Dalí Experience’ chiuderà il 7 maggio), tutta la città sarà coinvolta. «La mostra invaderà strade, piazze e palazzi», spiega Fienga. Grazie ad app di realtà aumentata, spiega Claudio Mazzanti, di Loop, «sarà possibili vedere gli strani oggetti che popolavano il mondo di Dalì sparsi per la città, in centro e in periferia». In altre parole, «la mostra esce dal palazzo, il museo esplode verso la città», afferma Fienga.

A Palazzo Belloni i visitatori si immergono nel labirinto della mente poliedrica dell’artista, per scoprire – quasi toccare con mano – i risultati creativi della sua infinita immaginazione. «Dalì aveva l’esigenza di sorprendere, sempre e comunque – afferma Cangini –. Questa mostra vuole rappresentare Dali, rendergli onore nella sua complessità e, invitando al gioco, sorprendere un po’».