Bologna, 11 settembre 2016 - Così grande e rarefatto, più simile a un’autostrada (23 metri di larghezza, svariate centinaia di metri di lunghezza) che non a un mercato ortofrutticolo, il vecchio Caab è sparito. L’immensa struttura non ha più pareti, ma – direbbe il cantautore – alberi. Oddio: gli alberi vanno ancora piantati. Però per farlo, all’esterno sono già nate le vasche da un ettaro che ospiteranno le colture. Frutta e verdura da una parte, recinti di animali dall’altra.

Così sarà Fico Eataly World, spiegano Andrea Segrè, presidente di Caab e fondo Pai, e Tiziana Primori, ad di Fico e vicepresidente di Eataly. Pareti, saracinesche, celle frigo: tutto è stato demolito e smaltito in due mesi, quando gli operatori si sono trasferiti nella nuova area mercatale. Il cantiere brulica di ruspe, scavatori e maestranze. Segrè e Primori, caschetto da cantiere d’ordinanza, indicano uno squarcio più grande di altri, al centro del lato lungo della ‘L’ del Caab: «Si entrerà da qui. Chi vorrà prenderà la bici, gli altri a piedi».

Tre le fruizioni immaginate: chi viene a mangiare o comprare, senza pagare biglietto; chi ha prenotato una visita guidata completa (tempo stimato almeno 6 ore, degustazioni comprese) e chi ha prenotato visite approfondite per una o più filiere. Un’esperienza personalizzabile sul sito, prima di partire. Per la didattica ci saranno aree tematiche e multimediali sul modello Padiglione Italia a Expo e ambasciatori del gusto, ovvero le guide specializzate. «Poi, ci saranno i produttori, gli allevatori, i ristoratori: sanno tutti fin d’ora che sono qui anche per raccontare il proprio mondo e che dovranno essere disponibili a ogni domanda».

Il marketing si è già mosso: da gennaio 2017 verranno presentati i pacchetti turistici ai tour operator, ma già a novembre partirà il grande tour di presentazione negli Eataly e nei centri italiani di cultura nel mondo. Gli arredi li stanno provando negli uffici. Legno grezzo ed erbetta sintetica, per non creare fratture tra i campi e i locali interni. Colori diversi in ogni zona per spezzare la monotonia. Poi ci saranno le 38 aziende. Ognuna da 250 metri quadrati, tra laboratori, ristorante, vendita, magazzini, parte museale e servizi. Doppia la difficoltà: «Convincere le grosse aziende a lavorare in uno spazio così piccolo, e gli artigiani a gestire uno spazio così grande».