Bologna, 5 dicembre 2017 – Appena una manciata di parole, ma dall’effetto potenzialmente devastante: «Io Virginio Merola revoco il contributo mensile a favore del Partito Democratico».

Una sola frase che potrebbe nascondere un terremoto. Un siluro lanciato al partito e forse il primo passo verso l’addio, come nei corridoi della politica cittadina si vocifera da mesi senza, è giusto ricordarlo, trovare conferme solide.

Secondo lo Statuto del Pd, quel contributo è un «dovere» che gli eletti hanno per finanziare il partito, «versando alla tesoreria una quota dell’indennità e degli emolumenti derivanti dalla carica ricoperta». E non farlo, anche in maniera incompleta, «è causa di incandidabilità a qualsiasi altra carica istituzionale da parte del Pd».

AGGIORNAMENTO: Ecco il commento del sindaco

Uno strappo secco, nel giorno della prima direzione provinciale dopo la conferma del segretario Critelli, contro cui il primo cittadino si era schierato apertamente, lanciando come sfidante il fedelissimo Luca Rizzo Nervo, e senza risparmiarsi velenosissimi attacchi spesso più personali che politici.

Le voci sulla decisione del sindaco, che sarebbe stata messa nero su bianco ieri in una comunicazione interna tra gli uffici, si sono diffuse velocemente nel pomeriggio a Palazzo d’Accursio e hanno messo in profonda agitazione i vertici del Pd, all’oscuro di tutto. Lo stesso staff del sindaco, contattato dal Carlino ieri sera, non ha dato alcuna risposta sulla vicenda.

Da mesi Merola sta ‘flirtando’ con Giuliano Pisapia, l’ex sindaco di Milano oggi leader di Campo Progressista, e a tutti è venuto immediato fare due più due. Immaginando lo scenario più clamoroso: dimissioni da Palazzo d’Accursio e candidatura in Parlamento con Pisapia, con il ministro Gian Luca Galletti favorito nel totonomi per sostituirlo.

La storia nasce da lontano. A febbraio, Merola pubblica un pamphlet insieme ad Andrea De Maria, in cui auspica che il Pd non mandi in soffitta la sinistra. La prefazione? Di Pisapia, guarda caso. «O il Pd si concentra sulla sua cultura popolare condivisa, oppure è destinato a perdere. Se alla fine di questa avventura ci saranno due partiti io non aderirò né all’uno, né all’altro», scrive Merola.

A ottobre, il sindaco è a Ravenna per ascoltare Pisapia che dialoga con Errani e Bersani a caccia di un terreno comune. Ipotesi poi naufragata. E solo due settimane fa, Merola annuncia che avrà due tessere: quella del Pd e di Campo Progressista, perché «non è in contraddizione con quello che è il ragionamento di fondo del Pd: unire tutta la sinistra in un unico contenitore». Una scelta bacchettata sabato dal capogruppo dem alla Camera Ettore Rosato: «Non si può tifare Milan e Juve, meglio stare da una parte sola».