Bologna, 11 luglio 2017 - In un angolo del magazzino della Sei Sistemi, a Imola, fa bella mostra una monoposto da F1. La forma, perlomeno, è quella. Il cuore è tutt’altra roba: niente pistoni, ma un potentissimo quadro elettrico a inverter...

Libero Castelli, tra i fondatori della Sei Sistemi: è un divertimento?

«Un po’, ma neanche troppo se considera gli sviluppi che ha avuto negli ultimi anni la Formula E. La consideri una delle tante possibilità di diversificazione del nostro mercato».

Ecco, partiamo dall’inizio: qual è il vostro mercato?

«Dal 1991 progettiamo, realizziamo e vendiamo apparecchiature e sistemi per l’automazione industriale. Dai quadri elettrici di potenza a inverter, come nel caso dell’auto, agli impianti di trasformazione, di rifasamento, di distribuzione, ai software e i sistemi di supervisione... Dove c’è una produzione automatizzata ci siamo noi».

Da cosa si parte?

«I clienti arrivano con la richiesta di una specifica funzionale dei loro impianti. Da lì i nostri tecnici iniziano a progettare, testare e realizzarne l’automazione elettrica e i software necessari al funzionamento della macchina».

I settori d’applicazione?

«Sono tantissimi. Tra i più frequenti, di sicuro, ci sono gli impianti per la lavorazione dei metalli a freddo e a caldo, quelli per la lavorazione di gomma, plastica o carta, i banchi prova dei motori, i centri di ricerca».

E il futuro?

«Auto e moto elettriche, l’eolico e le energie rinnovabili».

L’ultima sfida?

«Ci hanno chiesto di progettare un motore elettrico per consentire alle barche di entrare in porto senza far rumore né inquinare. Per dare seguito a richieste di questo tipo investiamo ogni anno il 5% del fatturato in ricerca e sviluppo di nuove soluzioni».

Succede tutto a Imola?

«Da Imola, sede principale, avviene la progettazione. Le parti verranno poi realizzate dai fornitori, in larga parte nostre consociate o controllate. A Gerenzano avviene il collaudo finale. I nostri tecnici, infine, spesso seguono la messa in servizio direttamente dal cliente, in giro per tutto il mondo».

Il vostro export va dagli Usa al Sud Africa. Come si fa?

«Partecipando a molte fiere e soprattutto facendosi conoscere, preludio alle richieste dirette. Poi siglando partnership e infine offrendo una presenza diretta nei vari stati, per offrire assistenza diretta e sviluppare rapporti commerciali».

Ha contato i sistemi realizzati?

«Sono più di cinquemila, tutti archiviati, anche perché in larga parte ancora funzionanti».

La vostra ricchezza?

«Il materiale umano. Quei nostri tecnici che accolgono le richieste, anche le più particolari, e si scervellano per trovare una soluzione ottimale. Sono ingegneri, periti elettronici, tecnici, informatici. E sono bravissimi».

Difficile trovarli?

«Abbiamo posizioni praticamente sempre aperte».