Cesena, 9 agosto 2017 - L’inchiesta-bis sulla scomparsa di Manuela Teverini potrebbe essere a una svolta decisiva. La Squadra mobile della polizia ha dato infatti il via a una nuova campagna di ricerche del corpo della donna scomparsa 17 anni fa. L’area d’indagine si è concentrata sulla vecchia cava di argilla di Bagnarola di Cesenatico, vicino alla fornace. Ieri si è svolto il primo sopralluogo degli inquirenti nella zona utilizzata anche come discarica all’epoca della scomparsa della Teverini. Dalle indagini è emerso che Costante Alessandri – marito della donna e nuovamente indagato per omicidio e occultamento di cadavere dopo essere già stato prosciolto dalle stesse accuse – aveva accesso all’area della cava, non in maniera ufficiale ma col consenso del proprietario. Alessandri e il fratello vi scaricavano ramaglie e scarti della loro attività di giardinaggio. Negli anni successivi la cava, profonda una quindicina di metri, è stata ricoperta.

La nuova campagna di scavi dovrebbe durare un mese ed è dunque probabile che la Procura di Forlì chiede una nuova proroga delle indagini. In ogni caso l’inchiesta pare avviata a concludersi con una richiesta di rinvio a giudizio per Costante Alessandri anche in assenza di una prova eclatante come il ritrovamento del corpo della moglie. Gli investigatori lasciano intendere infatti di aver ricostruito un quadro indiziario comunque molto pesante nei confronti di Costante Alessandri, anche attraverso l’emersione di contraddizioni nelle versioni finora fornite dai testimoni (in particolare i familiari). Qualcuno potrebbe addirittura rischiare di finire nel registro degli indagati.

Intanto però è sfumata la speranza degli investigatori di ottenere risposte risolutive dall’analisi dei reperti (resti di indumenti e oggetti) recuperati dal terreno attorno alla casa della famiglia Alessandri. Il materiale, individuato dai cani molecolari, è stato analizzato alla ricerca di tracce di Dna ma è risultato troppo deteriorato per poter fornire elementi precisi.

AL sopralluogo di ieri ha preso parte d’avvocato ravennate Carlo Benini, difensore di Costante Alessandri: «Il mio cliente era talmente tranquilllo che ha rinunciato a presenziare alle ricerche della polizia: quando l’ho avvertito era al lavoro e ha preferito continuare a lavorare».

Secondo il legale le ricerche non hanno finora portato al ritrovamento di alcunché. «Aspettiamo – conclude Benini – che da Roma ci facciano sapere ufficialmente i risultati delle analisi del Dna, poi valuteremo il da farsi quando tutti gli atti saranno depositati».