Civitanova, 20 aprile 2017 - Per un imprevisto durante il parto, si ritrova completamente invalida. E ora l’Istituto Santo Stefano ha deciso che non è più possibile accoglierla, annunciando ai familiari che dal 27 aprile la donna dovrà trovarsi un’altra sistemazione. Un nuovo, incredibile capitolo si aggiunge alla storia tristissima di Rosa Castro, una dominicana di 35 anni finita in coma nel maggio dell’anno scorso. La donna, incinta, era andata in ospedale a Civitanova per un controllo.

I medici avevano riscontrato una sofferenza fetale e l’avevano ricoverata, decidendo poi di farle il cesareo. Le venne praticata l’anestesia totale, ma durante l’intervento, a causa di un conato di vomito, la partoriente rimase senza ossigeno. Il piccolo rimase sanissimo, la mamma è rimasta in coma per mesi; quando è stata risvegliata, si è visto che le sue condizioni erano gravissime: è cosciente, sente un po’ da un orecchio e vede delle ombre con un occhio, ma non parla, non può muoversi, ha gli arti rattrappiti, è invalida al cento per cento. In pratica, vive un inferno straziante per se stessa e per chi le è vicino. Il marito, che lavorava a Foligno, si è licenziato per rimanerle vicino e per occuparsi del bambino, insieme con una zia che vive a Civitanova. Altri familiari li hanno raggiunti, ma tutti sono in grandissima difficoltà, accampati alla meno peggio in un appartamento all’Hotel House di Porto Recanati.

La donna nel frattempo è stata portata al Santo Stefano, da dove però il 27 sarà dimessa. «Il suo percorso non è più migliorabile e, quindi, non ospedalizzato – spiega l’avvocato Andrea Di Buono, che con la collega Lucia Iannino assiste la famiglia –. All’Hotel House non c’è posto per il letto speciale di cui lei ha bisogno, non ci sono gli ascensori, e la famiglia non ha mezzi per pagare i trasporti in ambulanza per le cure o un infermiere a domicilio». Al momento vanno avanti con grandi difficoltà grazie all’aiuto della comunità dominicana e agli avvocati Iannino e Di Buono, «nella totale indifferenza delle istituzioni, nonché dei responsabili di tutta tale vicenda».

Dopo la denuncia, l’anestesista è stata indagata per lesioni colpose gravissime, ma al momento il procedimento è in corso (è stato notificato l’avviso di fine indagini e l’indagata ha chiesto di essere sentita per dare la sua versione). Né l’assicurazione dell’ospedale, né quella del medico sono intervenute almeno in qualche misura. «Avevo pensato di prendere in affitto per loro un appartamento davanti al Santo Stefano – spiega ancora l’avvocato Di Buono – ma senza risorse non possiamo fare niente. Ho incontrato e sollecitato dirigenti dell’Area Vasta e dell’istituto, ma nessuno finora ha fatto nulla, e così ora questa donna in condizioni delicatissime, con una famiglia senza mezzi, dovrebbe finire in mezzo alla strada, dopo quello che hanno passato? Loro non vogliono clamori, il marito di Rosa era pronto ad andare a lavorare a Modena, lasciando tutti qui. Ma per me non è una cosa accettabile: questa donna soffre delle pene atroci e i suoi congiunti con lei, dopo quello che è successo in sala parto. Non possiamo fare finta che non sia successo nulla».