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Straccia, pista sambenedettese

Il giallo di Pescara

Parte dalla riviera la telefonata dell'informatore misterioso alla famiglia

di Fabio Castori

Roberto Straccia (Foto Zeppilli)
Roberto Straccia (Foto Zeppilli)

Fermo, 1 settembre 2012 - E’ UN NUMERO con il prefisso di San Benedetto del Tronto quello da cui è partita la telefonata anonima fatta nei giorni scorsi alla famiglia di Roberto Straccia, lo studente universitario di marchigiano scomparso misteriosamente da Pescara e ritrovato morto su una scogliera di Bari.
Gli inquirenti hanno rintracciato il numero in tempi record e, una volta individuata la zona di provenienza, hanno subito concentrato le indagini sul Sambenendettese.
Al momento tutto è tenuto nel massimo riserbo e non è dato sapere se il numero sia intestato a qualcuno o se si tratti di un posto telefonico pubblico.

DUNQUE il camionista che si firma “l’amico della nonnina” diventa meno fantomatico e si inquadra presumibilmente in un contesto territoriale neanche tanto lontano dal paese in cui viveva Roberto con la sua famiglia quando non era nella sua casa universitaria pescarese.
Ora gli investigatori, compresi quelli del gruppo di consulenti tecnici che affiancano gli Straccia, stanno lavorando a ritmi serrati per dare al più presto un nome e un volto a questo misterioso “amico della nonnina” che, nelle sue lettere anonime, dice di sapere come e morto Roberto.

UN’IMPORTANTE novità arriva anche dal fronte tecnico investigativo: la nuova perizia sull’i-Pod ha confermato l’ipotesi degli inquirenti, ovvero che l’apparecchio usato dal ragazzo per ascoltare musica, cadendo in acqua, si è spento in 40 o 50 secondi al massimo. Un particolare, questo, che spazza via definitivamente le prime teorie dei carabinieri di Pescara sulle ipotesi di un suicidio o di una caduta accidentale in acqua dal ponte sul mare o da un molo, avvenuta intorno alle 15.
Dopo la prima perizia era stato stabilito che l’i-Pod di Roberto ha smesso di funzionare poco prima delle 17. A quel punto era rimasto un solo dubbio: capire quanto tempo poteva restare acceso, una volta caduto in mare.

ECCO ALLORA la decisione del pm barese, Baldo Pisani, di disporre una nuova perizia per capire davvero cosa accade quando un apparecchio come quello utilizzato dallo studente 24enne cade in acqua. Visto che sull’argomento non esiste una vera e propria letteratura scientifica, Pisani ha deciso di riprodurre la presunta circostanza della caduta in mare di Roberto e dell’apparecchio. A Roma, sotto l’occhio vigile dell’ingegner Giuseppe Di Ieva, della polizia scientifica, e del consulente di parte, Giovanni Bassetti, è stata effettuata una prova molto simile a quella che avrebbe sostenuto l’i-Pod: l’apparecchio è stato inserito all’interno di un giubbetto identico a quello che indossava il ragazzo il giorno della sua scomparsa e sistemato addosso ad un manichino. Dopodiché è stato gettato in uno specchio d’acqua per vedere quanto tempo impiega prima di spegnersi. L’i-Pod ha smesso di funzionale nel giro di pochi secondi.
La ricostruzione delle ultime ore di vita del ragazzo, oggi più che mai, è tutta da rifare. 

Fabio Castori

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