Petritoli (Fermo), 7 novembre 2017 - Lo avevano atteso sotto casa e poi uno di loro aveva esploso due colpi di pistola, mentre gli altri lo avevano massacrato di botte. Era stata una vera e propria esecuzione premeditata quella nei confronti del petritolese di 35 anni, Roberto Tizi.

I suoi quattro carnefici sono comparsi ieri davanti alla Corte d’Appello dell’Aquila per il giudizio in secondo grado. La sentenza è stata riformata e la pena per l’esecutore materiale dell’omicidio aumentata di 12 anni. Si tratta dell’albanese Arjan Ziu, 49 anni, che è stato condannato a 30 anni di reclusione. Pena di 16 anni e quattro mesi per i complici: il fratello, Michele Ziu, 52 anni e uno dei due figli di quest’ultimo, Rudy, di 25 anni. Ridotta la pena per il quarto componente del gruppetto, Antonio Ziù, di 19 anni, al quale sono stati comminati 12 anni e quattro mesi.

I quattro erano finiti davanti alla Corte per le accuse di concorso in omicidio volontario aggravato dai futili motivi, lesioni volontarie aggravate nei confronti della convivente di Tizi, porto e detenzione illegale di arma da fuoco. Soddisfatti all’uscita dall’aula il padre e la compagna, assistiti rispettivamente dagli avvocati Renzo Interlenghi, Chiara Cardarelli e Massimo Di Bonaventura.

«E’ una sentenza giusta – ha commentato l’avvocato Interlenghi – che ha distinto le responsabilità delle quattro persone presenti all’omicidio. L’impianto accusatorio è stato confermato sotto ogni punto di vista e la Corte ha accolto le motivazioni del ricorso del pm, che aveva contestato il mancato riconoscimento della premeditazione». Il giovane petritolese, era stato freddato il 7 giugno scorso sotto la sua abitazione di Martinsicuro. Il procuratore di Teramo, Antonio Guerriero, che ha coordinato le indagini, aveva parlato di un’esecuzione con cui Arjan aveva voluto vendicare, con l’aiuto della famiglia, l’oltraggio di essere stato deriso e picchiato davanti ai clienti di un bar. Arjan Ziu aveva vendicato l’oltraggio subito da Tizi con l’aiuto dei tre familiari accusati di concorso in omicidio.

La vittima, agonizzante, era caduta fuori dell’abitacolo dell’auto e qui era stata preso a calci dai suoi assassini. La convivente della vittima, era invece stata ferita ad una gamba da un colpo di striscio durante l’agguato.