Ferrara, 30 agosto 2014 - ‘It’s the khoomi style’. Per il successo che sta attirando potrebbe quasi competere col vecchio tormentone coreano ‘gangnam’. La provenienza è ugualmente orientale, la risonanza, invece, molto ferrarese. Tra i buskers protagonisti dell’edizione 2014 (FOTO) ci sono indubbiamente i tre gruppi mongoli invitati (VIDEO), capaci di farsi accerchiare dal pubblico persino quando sono in pausa. Pur con repertori diversi, sono tutti portatori dei canti tradizionali del paese di Gengis Khan e non si fanno mai mancare l’accompagnamento di un morin khuur, il violino a due corde a testa di cavallo, iscritto nel patrimonio orale e immateriale Unesco.

Il tratto distintivo per chiunque li voglia identificare è però soprattutto la voce, per via di quell’inconfondibile canto di gola che potrebbe ricordare addirittura lo scacciapensieri delle colonne sonore western di Morricone, e che è frutto di un’impegnativa preparazione tecnica. «Servono anche cinque anni di apprendimento – spiega Gunbileg Shinetsetseg, danzatrice dei Khukh Mongol – e si inizia a studiare già a otto anni. C’è poi un villaggio, Chandman – questo sì nel lontano West (mongolo) –, dove persino gli ottantenni cantano khoomei».

E proprio a Ferrara è ospite Dangaa Khosbayar, in arte Hosoo, premiato nella capitale Ulan Bator come ‘miglior cantante mongolo’: la polifonia che raggiungono i suoi canti gutturali, in una continua emissione di suoni acuti e gravi insieme, non passa inascoltata, abbinandosi alle musiche ataviche proposte con i Transmongolia che lo seguono fin qua, forti pure di una scorsa partecipazione al festival. Il consiglio per i neofiti che volessero muovere i primi passi verso il genere? «Allenatevi due ore al giorno per minimo un anno – ipotizza come posologia Yesunerdene Bat, 26 anni, diplomato al conservatorio di Ulan Batar, cantante e violinista (a testa di cavallo) –. Serve intonazione, respiro lungo, e la padronanza della lingua: dite ‘hello’ e tenete la lingua ferma in alto sulla elle. E provate a partire da lì».

Hasoo e i suoi non sono tipicamente musicisti di strada, esibendosi di solito in teatri e rassegne da sala, ma qui si adattano senza indugio al carrello dell’artista con cui trasportano l’occorrente per gli spettacoli.E anche quando sveste i costumi tipici, Hosoo continua a far da ambasciatore della Mongolia, guidando fin nel lontano Oriente facoltosi turisti tedeschi. Curiosità vuole che la Germania sia infatti la residenza di tutti i gruppi mongoli presenti a Ferrara. I ferraresi, dal canto proprio, apprezzano le loro sonorità esotiche: «Si lasciano andare alla melodia senza bisogno di spiegazioni», assicura Gunbileg, innestandosi addosso come per magia una lunga treccia di capelli. All’orizzonte un solo nemico può fermare l’avanzata mongola: ‘Nel blu dipinto di blu’ intonato a tutto volume all’angolo opposto della piazza dove stanno per suonare.