Borgo Tossignano (Imola), 14 settembre 2017 – Si va verso il processo per la morte sul lavoro di Danilo Poggiali, l’operaio di 22 anni di Casalfiumanese morto in seguito a un incidente avvenuto all’Italmicro di Borgo Tossignano il 21 novembre 2016 (il ragazzo morì poi tre giorni dopo per le lesioni al capo). Il pubblico ministero Beatrice Ronchi ha infatti notificato al legale rappresentante dell’azienda, C.G., di 53 anni, l’avviso di fine indagini, atto che solitamente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio dell’indagato.

Contestualmente, il pm ha stralciato la posizione del secondo indagato per la morte di Poggiali, il collega di lavoro che aveva materialmente azionato il macchinario nel quale Poggiali finì schiacciato. Per il giovane, il pm ha richiesto l’archiviazione, dal momento che l’indagine ha del tutto escluso una sua azione dolosa e una condotta colposa, dal momento che né lui né lo sfortunato Poggiali – ritiene il pm – avevano avuto adeguate istruzioni nella formazione professionale per l’utilizzo della macchina il cui movimento causò la morte dell’operaio.

E proprio su questo punto (ovvero la condotta omissiva dell’impresa, che avrebbe violato le norme sulla prevenzione degli infortuni) si incentra l’esito dell’indagine della Procura di Bologna. Per il pm, l’azienda – e quindi il legale rappresentante – non aveva assicurato ai dipendenti (e in particolare a Poggiali e al suo collega) la «prevista, specifica e idonea formazione conseguente all’assunzione al lavoro», nello specifico in relazione al corretto utilizzo della macchina sulla linea di produzione del cartone (l’azienda produre imballagi di carta e cartone); la Procura ritiene che quei due operai non abbiano seguito alcun corso e non abbiano ricevuto alcun materiale informativo sulla sicurezza nell’uso del macchinario prima di iniziare il lavoro.

Nel dettaglio, le istruzioni allegate al macchinario prescrivevano che in seguito a una rottura del nastro della carta dovesse operare un solo addetto, e non due come accaduto quel tragico 21 novembre 2016. E così nelle complesse operazioni necessarie alla ripartenza della macchina un operaio aveva operato al quadro comandi, mentre l’altro era salito in piedi sul macchinario; dalla posizione in cui era, l’operaio al quadro comandi non poteva vedere dove era posizionato Poggiali, e questi non potè sentire il segnalatore acustico del riavvio del macchinario a causa dell’ambiente rumoroso. La macchina giuntatrice ripartì.

L’avvocato Giovanna Cappello, che tutela i familiari di Poggiali, sottolinea che la famiglia «è allineata alla richiesta di archiviazione per il collega di Poggiali presentata dalla Procura. La riteniamo soddisfacente e non ci opporremo. Allo stesso tempo, per il capo di imputazione formulato per l’indagato, prendiamo atto di quanto esposto dalla Procura». Il legale rappresentante dell’Italmicro, difeso dall’avvocato Federico Canova, ha ora venti giorni di tempo per presentare eventuali memorie. Poi la decisione sul rinvio a giudizio spetterà al gip.