Imola, 4 maggio 2017 - Un nuovo bacino di abbancamento diviso sempre in due settori, ma con una capacità inferiore rispetto a quanto previsto in origine: 1,125 milioni di tonnellate di rifiuti anziché 1,5 milioni. E’ un piano di ampliamento ridotto, quello presentato da Con.Ami ed Herambiente dopo la bocciatura, avvenuta nei mesi scorsi da parte della Soprintendenza, del vecchio progetto per la discarica Tre Monti. Atteso ormai da settimane, il faldone è da ieri disponibile – negli uffici della Regione, in quelli dei Comuni di Imola e Riolo Terme, nelle sedi della Città metropolitana di Bologna e della Provincia di Ravenna – per la libera consultazione da parte dei soggetti interessati. Nel dettaglio, si potrà prendere visione degli elaborati necessari per l’effettuazione della procedure di Valutazione di impatto ambientale (Via) e modifica sostanziale di Autorizzazione integrata ambientale (Aia), delle varianti agli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale, e infine della modifica non sostanziale dell’autorizzazione unica ai sensi della normativa del 2003.

Il nuovo progetto di ampliamento della discarica imolese contenuto nel Piano regionale della gestione dei rifiuti, prevede gli interventi già contenuti in quello (contestatissimo da parte delle associazioni ambientaliste e delle forze politiche di opposizione) bocciato dalla Soprintendenza al Paesaggio, che ne ha contestato la violazione dei vincoli cui sarebbe sottoposta la zona collinare imolese. In particolare, anche in questo progetto ‘ridotto’ vengono confermati la realizzazione della viabilità di cantiere separata da quella attuale (ai fini di escludere interferenze con la normale gestione della discarica) e il completamento della viabilità di esercizio necessaria per raggiungere il nuovo bacino di coltivazione utilizzando le infrastrutture presenti. Quanto alle opere accessorie, riecco da un lato quelle per la gestione del percolato, delle acque meteoriche di ruscellamento; dall’altro, quelle per la captazione e l’invio del biogas all’impianto di recupero energetico autorizzato. Infine, riaffermati pure gli interventi di presidio ambientale, con i lavori di ripristino allo stato pre-lavori della situazione del verde e quelli di ingegneria naturalistica per l’intera area. Al momento, come si diceva all’inizio, l’unica vera novità (anche se comunque era noto che Con.Ami ed Hera stessero lavorando a un piano con una riduzione dei volumi in ossequio alle linee regionali) pare dunque quella relativa alla capacità del sito di via Pediano.

Secondo il vecchio progetto, il quarto lotto avrebbe dovuto contenere, su un’area di sedime di 7 ettari, 1,5 milioni di tonnellate rifiuti, ai quali dovevano poi essere aggiunte le 375mila tonnellate di pattume garantite da quella sopraelevazione approvata a fine 2016 dalla Regione. Ora invece per il futuro impianto si scende a 1,125 milioni. Difficile, ad ogni modo, che tale riduzione possa accontentare forze politiche di opposizione e associazioni ambientaliste. Associazioni che, come noto, nel tentativo di stoppare anche solo il progetto di sopraelevazione (ritenuto privo di una valutazione globale di impatto ambientale) hanno iniziato a marzo di quest’anno una campagna di crowdfunding per sostenere i costi di un ricorso al Tar.