Imola, 24 maggio 2017 - La battaglia delle opposizioni contro le società partecipate spara, ancora una volta, carte bollate. Ieri è stato depositato un esposto alla Corte dei Conti e all’Anac (Autorità anticorruzione) firmato dai consiglieri Galeazzo Bignami (FI), Brigida Miranda (La tua Castel Guelfo) e Nicolas Vacchi (Nuova intesa civica). Sotto la lente, la forma di controllo che il Comune di Imola, in quanto socio di maggioranza (66%) di ConAmi, dovrebbe esercitare sugli atti e sull’operato del Consorzio. In particolare, finisce nel mirino la costituzione di Comunica, società di comunicazione che vede la partecipazione al 65% di ConAmi, al 20% di Beni Comuni, al 10% di Area Blu e al 5% di Formula Imola. Comunica nasce nell’ottobre 2014 con l’obiettivo di organizzare e gestire le attività di comunicazione delle associate e delle amministrazioni controllanti. Ma per i consiglieri, «non ha motivo di esistere», sentenziano Miranda e Vacchi. Ecco i punti salienti contenuti nell’esposto: «Stabilire se l’operato del Comune di Imola, in quanto socio maggioritario di ConAmi e dunque ente controllante, sia stato coerente con l’attuale normativa vigente in materia di società partecipate»; «chiarire se anche le società indirettamente partecipate dal Comune di Imola attraverso ConAmi (come Comunica, ndr) debbano essere sottoposte a razionalizzazione, e se lo stesso ConAmi debba essere soggetto a qualche forma di controllo in fatto di spese di consulenze e personale». Le opposizioni partono dalla ‘Relazione 2016 sui risultati del piano di razionalizzazione delle società partecipate’ della Corte dei Conti, secondo cui «relativamente alle partecipate indirettamente (dal Comune, ndr) il piano risulta carente in quanto, proprio in ragione della partecipazione di controllo (66,13%) che il Comune di Imola ha nel ConAmi, l’Ente avrebbe dovuto effettuare la ricognizione relativa alla sussistenza o meno dei criteri di razionalizzazione previsti dal comma 611 della legge 190/2014». Quindi, alla luce di ciò, nell’esposto si chiede conto della nascita di Comunica, la cui attività «andrebbe annoverata – rimarcano i consiglieri - tra quelle che si possono svolgere nell’ambito del libero mercato», motivo per cui le opposizioni si chiedono, sulla base del decreto legislativo 175/2016, se la società di comunicazione «risponda a quei criteri di stretta necessarietà della normativa vigente che impone l’eliminazione di quelle società che non siano indispensabili al conseguimento delle finalità istituzionali». Sotto la lente ci sono però anche gli incarichi affidati direttamente (e senza selezione pubblica) a Comunica.

«L’importo più rilevante – rincarano i consiglieri - è erogato proprio da ConAmi: nel 2016 le attività svolte da Comunica per il ConAmi sono costate circa 160mila euro». Infine, l’affondo più duro arriva da Bignami: «ConAmi non può diventare una matrioska di partecipate. Sull’altra vicenda (che portò alle dimissioni di Loris Lorenzi dalla presidenza di BeniComuni, ndr) la classe dirigente si era già dimostrata distratta, quindi se per la seconda volta sussiste un richiamo dell’Autorità, i bonus sono finiti. Dopo si procede penalmente».

«Non siamo preoccupati di nulla, siamo totalmente sereni», afferma il sindaco di Imola, Daniele Manca, a seguito dell’esposto depositato ieri alla Corte dei Conti e all’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) dai consiglieri di opposizione Galeazzo Bignami (capogruppo regionale FI), Brigida Miranda (La tua Castel Guelfo) e Nicolas Vacchi (Nuova intesa civica). «Ognuno interpreta il suo ruolo di opposizione come meglio crede – aggiunge il primo cittadino -, io mi occupo invece di governare la città, e ho preoccupazioni ben più grandi. Questa, del resto, è la differenza tra chi governa e chi è all’opposizione. Alla fine, sono i cittadini a giudicare, attraverso le elezioni». Di fatto Manca non entra nel merito dell’esposto, ma passa al contrattacco: «A fare l’azzeccagarbugli si resta all’opposizione. Chi opera in questo modo pensa di operare per il bene della città – taglia corto il sindaco -, ma in realtà opera contro Imola e guadagna dissenso».