Modena, 7 novembre 2017 - Il 6 novembre del 2017 sarà ricordato nella storia di Modena come l’ultimo giorno della squadra di calcio che per 105 anni ha rappresentato la città anche ai massimi livelli. Certo, la storia nessuno potrà cancellarla, ma il presente sì.

Fine dei giochi. Ieri sera l’annuncio lapidario del giudice sportivo Pasquale Marino che ha deliberato l’esclusione del Modena dal campionato (c’è anche una multa da 10 mila euro...chi la pagherà?) dopo la rinuncia di Santarcangelo, la quarta che significa radiazione.

Verrebbe voglia di dire fine dell’agonia, ma pure di uno spettacolo indecoroso che ha rischiato di rovinare la reputazione dello sport di casa nostra che mai aveva conosciuto livelli così bassi. Fino a qualche tempo fa Modena, con tutte le sue realtà importanti anche della provincia (Sassuolo e Carpi), era stata considerata come un’isola felice. Per colpa di quel Signor C che vive a Montecarlo, hanno parlato di noi in tutta Italia quasi con disprezzo, ma anche con compassione perchè un presidente del genere nessuno se lo sarebbe meritato.

MODENACALCIOGC_26310456_183725

Gli organi che vigilano sul mondo del calcio, faranno bene a prendere d’esempio ciò che è successo a Modena affinchè non succeda più.

Ma a noi cosa importa? Qui si resta col cerino in mano e la speranza che qualcuno possa permettere al calcio geminiano di ripartire. Sarà il tema dei prossimi mesi quando il sindaco Muzzarelli potrà disporre di un nuovo titolo sportivo da assegnare a chi dimostrerà di avere i requisiti sufficienti per ricominciare da zero in modo serio e, a questo punto, tra i dilettanti.

Contattato ieri sera, Aldo Taddeo il patron che ha accompagnato il Modena verso l’inferno, sosteneva che «era mia intenzione presentare l’istanza di fallimento in proprio, ma ci sono aspetti giuridici che mi hanno fatto desistere». Frasi rilasciate prima dell’esclusione del Modena. Secono Taddeo i giocatori, considerati patrimonio aziendale, non potrebbero chiedere lo svincolo. Bisticci tra leggi sportive e civili che non cambiano la sostanza. Come non cambierà la situazione quando giovedì la Corte d’Apello federale discuterà (ma lo discuterà?) il ricorso legato al fatto che le gare con Albinoleffe e Mestre si sarebbero potute disputare.

Lassù aspettavano solo che il Modena giù dal burrone ci finisse da solo. Come poi è stato, con la rinuncia a giocare la partita di domenica scorsa.

La chiusura dello stadio ha permesso ai calciatori gialloblù di potersi nascondere dietro le loro legittime ragioni. E così la macchina del Modena si è arenata davanti ad un punto di non ritorno.

BRAGLIAGC_26018276_132227