Pesaro, 12 febbraio 2018 - Adesso tutti possono capire perché il parlamentare Andrea Cecconi (come il suo omologo al Senato Carlo Martelli) ha pensato bene di scomparire per gli ultimi otto giorni (profilo fb compreso). L’intervista mandata in onda sul web (e non sulle reti Mediaset per la par condicio) con le Iene è devastante per la sua immagine e per il Movimento 5 Stelle. Risale al 2 febbraio, ben prima della pubblicazione sul Blog 5 Stelle dei nomi dei due parlamentari coinvolti. E Filippo Roma è andato a colpo sicuro, avendo avuto un dossier da una fonte interna, peraltro non svelata, che ribadiva un concetto chiaro: «I bonifici di restituzione presentati da alcuni parlamentari M5S sono farlocchi». E poi: «Cecconi non avrebbe versato 21.000 euro al Fondo del Microcredito con 11 bonifici di cui aveva pubblicato le rispettive ricevute online, ma che non erano mai arrivati a destinazione. Martelli si sarebbe tenuto 76.000 euro grazie a 20 bonifici fantasma». Come hanno fatto?

La fonte anonima sostiene che si tratta di bonifici di cui è stata stampata la ricevuta online e poi revocati, come è possibile fare entro 24 ore. La conferma è arrivata dai due parlamentari che hanno, una volta processati dal Movimento, versato le cifre mancanti. «Si tratta di decine di migliaia di euro», ha ammesso Luigi Di Maio. Ma all’agguato di Filippo Roma, che per Cecconi è stato fatto a Fano, in via Nolfi in una serata di pioggia, i parlamentari hanno definito «“disonesta” e “una presa per il culo” un’eventuale mancata restituzione». I bonifici fantasma vanno da febbraio 2016 a dicembre 2017. Ma Cecconi non s’aspettava di essere sgamato: «Ma voi cosa fate qua?», dice alle Iene. E poi il leitmotiv: «Abbiamo restituito metà dello stipendio e i rimborsi. Io ho rinunciato a quelli per le spese di viaggio ed i telefoni. Non ero ricco prima di essere eletto e non solo sono adesso. Ho le rate dell’auto da pagare». L’uomo delle Iene lo incalza, ecco il siparietto. Iene: «Come definirebbe chi dichiara di aver restituito e non lo fa?». Cecconi: «Un disonesto». Iene: «Allora lei è un disonesto». Cecconi: «E perché mai?». Iene: «C’è chi l’accusa di aver trattenuto 21mila euro» Cecconi: «Ma io ho i bonifici». Iene: «Ma non ci sono i versamenti». Cecconi: «Lo vedo molto improbabile. Io sono qui che parlo tranquillamente. Fate le vostre verifiche...». In realtà le verifiche erano già state fatte e Cecconi (con Martelli molto più stralunato) non aveva versato. Di Maio dopo aver fatto capire di aver chiesto l’espulsione ribadiva che era «una presa per il culo». Che andava avanti da due anni senza che nessuna verifica efficace. Matteo Renzi mette il sale sulle ferite: «E adesso chi a Pesaro vota M5S eleggerà Cecconi».

l.lu.