Pesaro, 29 novembre 2017 - A volte ritornano. Marco Marchetti, già segretario provinciale del Pd, ritorna sul territorio dopo 5 anni in parlamento.

Perché non si ricandida?

«Vuole la verità?».

Ovviamente...

«Perché ho scoperto che quel lavoro non fa per me. E’ vero che sono stati anni difficili anche dal punto di vista personale. Mi sono, però, reso conto, che è un’attività che altri potranno fare molto meglio di me».

E così l’hanno subito chiamata a districare la matassa di coloro che ambiscono al ritorno o all’entrata in parlamento...

«Mi sopravvaluta. Diciamo che il segretario regionale Pd Francesco Comi ha palesato l’ambizione di candidarsi e mi ha delegato a fare il quadro a livello territoriale».

Ah si? Ma non decide tutto Renzi a Roma?

«Io credo che almeno a livello di uninominale non si possa prescindere dall’ascolto dei territori e del partito. Noi poi abbiamo un dato importante in questo senso...».

Ci sveli l’arcano.

«Abbiamo appena eletto i segretari provinciali con dei congressi. Devono avere voce in capitolo».

Ci sorge un dubbio. Il Pd è ormai un partito virtuale, di comunicazione, con pochissimi iscritti anche nelle zone una volta ‘rosse’.

«E’ tutta la politica che è cambiata notevolmente in questi ultimi anni. Il Pd pesarese non fa eccezione».

Quindi farà le consultazioni su facebook?

«Niente’affatto, andrò ad ascoltare segretari, circoli, iscritti...».

Ma alla fine le candidature le decide il nazionale, lo dice anche Matteo Ricci.

«Direi che Ricci dice una cosa sacrosanta sul proporzionale. Sull’uninominale bisognerà ascoltare i territori. Se vogliamo vincere...».

Volendo vincere è facile dire chi candidare...

«Ne è convinto?».

Certo, Matteo Ricci.

«Sarebbe sicuramente una candidatura vincente, ma c’è un problema tecnico. C’è l’incompatibilità per i sindaci e presidenti di Provincia».

La toglieranno.

«Non credo che sia così semplice. La devono togliere i parlamentari. E poi il Pd pesarese dovrebbe dire che può fare a meno di Ricci in Comune. Ma prima devono votare coloro che vogliono essere ricandidati».

Come Fabbri e Morani?

«Loro, a differenza del sottoscritto, hanno intenzione di ricandidarsi».

Renzi, Ricci e... Marchetti docet.

«Non faccia dello spirito. Io faccio il rammendatore. Gli altri due che ha citato sono il segretario e un autorevole membro della direzione nazionale Pd. Avranno sicuramente molta voce in capitolo».

La chiameremo ‘cuci cuci’. Ma il primo lavoro da fare è rimettere insieme i cocci del Pd.

«A cosa si riferisce?».

Ai cattivi rapporti politici tra Ricci e Ceriscioli: non c’è sintonia.

«La dovranno ritrovare. Queste elezioni sono un passaggio così importante che non possono non trovare una sintesi, anche perché una sconfitta non rimarrebbe senza conseguenze. Il mio primo lavoro sarà recuperare un’unità vera».

Un rammendo gigantesco.

«Da fare in fretta, perché non ci sono più certezze in politica. Non ci sono più collegi sicuri, nemmeno qui da noi. Per questo dobbiamo trovare il senso dell’unità e fare le scelte migliori».

Niente primarie stavolta.

«Lo ha già detto Renzi».

Le uscenti Fabbri & Morani?

«Sono ricandidabili entrambe e non credo che si possa prescindere a priori da loro».

Altri?

«Ho letto di Delle Noci e di Tagliolini, che però ha lo stesso problema di Ricci. Poi ci sono le personalità...».

Roberto Burioni, che ha sfidato gli anti-vax, e Lucia Annibali.

«Sono personalità che però vanno salvaguardate, per questo si parla di un proporzionale affidato al Pd nazionale».

E gli alleati?

«C’è una legge elettorale che favorisce le coalizioni. Noi dobbiamo provare a farle».

A sinistra è dura.

«C’è il problema Mdp, ma fino alla fine dobbiamo provarci».

Niente meno? In bocca al lupo.

«Crepi».