Pesaro, 1 dicembre 2017 - Della serie: a volte ritornano. Per Oriano Giovanelli, ex-sindaco e deputato Pd, il dato è tratto.

«Sì dal primo dicembre non sono più dipendente del Pd nazionale».

Scelta difficile?

«Da marzo non ero più iscritto al partito. E siccome attualmente non ho vitalizio o pensione ho dovuto fare due conti fino ad ora».

Loro?

«Credo che la separazione fosse attesa. Comunque è stata consensuale».

Mani libere, dunque?

«Penso proprio di sì. Riconquisto un’agibilità politica che avevo auto sospeso per questo rapporto di lavoro».

Domani sera con Massimo D’Alema lancerà a Pesaro il futuro soggetto della sinistra.

«C’è un percorso comune che unisce tanti. Sono felice di essere con Massimo D’Alema a ribadire che c’è bisogno di una sinistra. Che, ovviamente, non può essere rappresentata dal Pd».

Andiamo subito al sodo, dunque.

«Mi pare ormai evidente che il Pd non risponda ai bisogni degli strati meno fortunati della popolazione e soprattutto non rappresenta una vera sinistra».

Ci sono voluti dieci anni per capirlo?

«Devo dare atto al capo redattore del Carlino che alla nascita del Pd espresse con me dubbi su quella fusione fredda politica. E siccome bisogna anche fare autocritica devo dire che aveva ragione lui».

Tutto sbagliato, tutto da rifare.

«Oggi posso dire che il Pd è stato un progetto politico fallimentario».

Del senno di poi...

«A posteriori potremmo dire che, mantenendo i due partiti alleati, avremmo risposto molto meglio alle sfide della crisi economica ed alle esigenze del Paese».

Ma si può tornare indietro?

«Bisogna guardare avanti in politica. Credo però che sia corretto dire che con un soggetto di sinistra, alleato con un partito di centro liberal democratico, si può govenare meglio. E soprattutto si danno risposte al populismo dilagante».

Quindi Mdp e compagnia vorrebbero allearsi con il Pd?

«Ovviamente non è questo il momento. Stiamo parlando di una valutazione di lungo periodo. Non possiamo certo stare con un partito che ha strategie economiche sociali devastanti. Che guard solo ai poteri forti, all’establishment».

Sono gli stessi che hanno affascinato anche voi negli ultimi anni...

«Vero, anche per questo dobbiamo fare autocritica».

La sensazione è che vogliate rottaremare chi vi ha rottamato.

«Io ho sensazioni diverse: c’è bisogno di un soggetto di sinistra, come quello che nascerà domenica».

Pisapia non ci sarà?

«Un sindaco scarso che farà la stampella a Renzi».

Vi attende una prova elettorale molto ardua.

«Siamo come una squadra di ciclisti che deve imparare ancora a correre insieme e prima di cominciare il tour deve affrontare un gran premio della montagna».

Che sarebbe la legge elettorale?

«E’ vergognoso che sia stata fatta una legge elettorale contro i 5 Stelle, e contro il nostro soggetto politico di sinistra».

Le toccherà pedalare.

«Con questa legge, che è per due terzi proporzionale, ti devono candidare gli altri. Se me lo chiederanno darò questo contributo. Non mi sono mai tirato indietro».

Giovanelli nel collegio di Pesaro sarà un problema per il Pd.

«Non posso preoccuparmi dei problemi degli altri. D’altra parte la legge che hanno fatto obbliga a presentarsi nei collegi per fare da traino al proporzionale».

Lei in questi anni non si è mai espresso sull’amministrazione comunale di Pesaro.

«Con Matteo Ricci mi senti spesso, soprattutto, come presidente della Fondazione, per le questioni rossiniane e devo dire che il progetto del centenario, nonostante le difficoltà di avvio, sarà un bel risultato».

E sul resto?

«Eccesso di eventi, di bancarelle. Consiglierei il sindaco di stare più in piazza con la gente che ha i problemi. L’assemblea di Borgo Santa Maria sui migranti è significativa. Sono quelli i luoghi dove deve stare un sindaco».