Pesaro, 16 gennaio 2017 - Pulizia, sicurezza, trasporto pubblico, manutenzione stradale, turismo, capacità di attrarre investimenti, di dialogare col Governo e gestire la città sono i parametri grazie ai quali Matteo Ricci ha guadagnato il quindicesimo posto tra i sindaci più amati della penisola. A dirlo la tradizionale indagine del Sole 24 Ore secondo la quale Ricci ha totalizzato il 58 per cento dei consensi, due punti e mezzo percentuali in meno di quanti ne aveva al momento della sua elezione, nel giugno 2014, e uno in meno dello scorso anno, quando si piazzò diciasettesimo e 59 pesaresi su cento si dichiaravano comunque disposti a rivotarlo in caso di elezioni.

La classifica fa riferimento al sondaggio condotto nel periodo che va dal 10 novembre al 22 dicembre 2016, quando stati chiamati ad esprimersi 600 elettori del comune capoluogo, disaggregati per sesso, età ed area di residenza. Ne è venuta fuori una pagella che evidentemente non ha riconosciuto in pieno gli sforzi del primo cittadino nelle politiche del turismo e per gli investimenti nelle opere pubbliche ottenuti sbloccando il Patto di stabilità (ma prima che si sapesse del flop di via dell'Acquedotto). Inoltre, non gli hanno giovato le polemiche sull'eccessiva pressione fiscale e l' accoglienza degli immigrati, dopo le proteste a Montegranaro per la sede di via Filangeri.

Dall'amministrazione comunale nessun commento sulla classifica, anche se si fa notare che il sondaggio condotto dalla Ipr Marketing coincide con il periodo della campagna referendaria e le vicende della politica nazionale potrebbero aver influito sui giudizi. Quello misurato dal Governance Poll, è bene chiarirlo, non è un consenso elettorale, perché alla domanda posta ai cittadini manca ovviamente il confronto con gli altri possibili candidati. Le risposte, piuttosto, misurano il gradimento ottenuto dalla figura del sindaco, in un mix variegato di elementi che mescolano percezione e realtà.

Meno popolari, sotto questo profilo, risultano al contrario i cosiddetti 'governatori'. Così si legge il consenso a quota 38 per cento di pesarese Luca Ceriscioli che lo collocano al dodicesimo posto sui diciotti disponibili: era al 41,1 il giorno della sua elezione. D' altra parte, seppure la Regione legiferi, il cittadino coglie poco di quello che fa vedendola come un ente distante. E questo contribuisce alla sua perdita di credibilità che, nel caso delle Marche, è stata aggravata dalla vicenda degli scontrini e dalle condizioni della sanità.

si. spa.

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