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Marinara, da paradiso delle barche a deserto

La tempesta

L’Autorità portuale ravennate denuncia la crisi e vuol cacciare gli azionisti

di Francesco Monti

DALL'ALTO  Il porto turistico di Marinara a Marina di Ravenna
DALL'ALTO Il porto turistico di Marinara a Marina di Ravenna

Marina di ravenna (Ravenna), 6 marzo 2013 - Doveva essere il paradiso dei diportisti, il principale porto turistico dell’Adriatico. È diventato l’ennesimo pasticcio all’italiana. Marinara, la ‘città sul mare’ di Ravenna, dopo essere passata attraverso il crac della cooperativa Cmr di Filo d’Argenta che l’ha costruita, ora si trova in alto mare, con la società concessionaria, Seaser, sul punto di essere estromessa dai giochi.

Lo strappo è arrivato lunedì: il presidente dell’Autorità portuale Galliano Di Marco ha annunciato che sono state avviate le procedure per far decadere la concessione demaniale a Seaser. «I mercanti devono essere cacciati dal tempio, occorre fare piazza pulita degli azionisti odierni di Seaser, che non mi sembra abbiano competenze, successori a loro volta di venditori di fumo». Nel mirino di Di Marco ci sono le inadempienze che hanno trasformato Marinara «nel deserto dei Tartari», la mancanza di un piano di ristrutturazione, ma anche alcune recenti operazioni che hanno modificato la struttura societaria di Seaser.

Ieri ha risposto a muso duro la stessa Seaser: «I toni e l’arroganza delle dichiarazioni di Di Marco ci fanno ritenere che sia opportuno accogliere subito la disponibilità del presidente a dimettersi. Dal rappresentante di una pubblica autorità ci saremmo aspettati un comportamento conforme all’istituzione che rappresenta». Il comunicato di fuoco è firmato dal presidente di Seaser Ernesto Abaterusso, espressione di Italia Navigando (la società pubblica che sta cercando di prendere le redini di Marinara) e da Davide Sinigaglia, presidente di Sorgeva, il nuovo azionista di maggioranza, una cooperativa agricola. La concessione del terreno demaniale da parte dell’Autorità portuale viene firmata nel 2005 con Seaser, all’epoca controllata dalla Cmr, che completa il grosso dei lavori nel 2008. Ma pochi anni dopo — travolta dai debiti, e dopo aver riscontrato grosse difficoltà soprattutto nel collocare gli spazi commerciali e artigianali — la cooperativa fallisce.

A inizio dicembre la curatela fallimentare di Cmr ha ceduto i due terzi delle azioni Seaser — al prezzo di un solo euro — a Sorgeva, cooperativa agricola di Argenta che deteneva un pacchetto di minoranza. Ma in gioco c’è anche un altro soggetto, Luigi Vitali, azionista di minoranza con il 10 per cento. L’imprenditore immobiliare ferrarese sta dando battaglia, e ha impugnato tutti gli atti societari, compreso il bilancio 2011.

Oggi Seaser ha debiti per 40 milioni, e gli interessi in gioco sono tanti: primi fra tutti quelli dei concessionari di posti barca e di proprietà immobiliari a terra, che rischiano di rimanere con un pugno di mosche se la concessione decadrà. E che, ormai da tempo, sono ai ferri corti con Seaser. «Se perdo il mio investimento da 400mila euro, l’intera azienda è a rischio», ammette l’imolese Paolo Bovesi, che proprio a Marinara ha voluto aprire uno dei suoi cinque negozi di ottica. Mentre gli avvocati ormai affilano le lame, il porto da 1.300 posti barca (e centinaia fra appartamenti e spazi commerciali) continua a languire.

di Francesco Monti

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