Reggio Emilia, 6 giugno 2017 - Trentaquattro anni di lavoro spazzati via in cinque minuti. «Sei licenziata», le ha detto Alberto Calì, il «tagliatore di teste» assunto dai coniugi Piazza per contenere i costi della Reggiana. Parole che sono suonate come due potentissimi ganci, capaci di togliere il respiro e mandare in debito di ossigeno qualsiasi persona. 

Soprattutto Monica Torreggiani, 53 anni, senza retorica un pezzo di storia della Reggiana, che quella parola (licenziamento) con letterina annessa, proprio non se l’aspettava. Invece, intorno alle 13 di ieri, è arrivato il fendente per mano di Calì. A lui, l’ormai ex segretaria generale, ha chiesto di poter parlare con Mike Piazza, ma le è stato detto che non era possibile. Che tutto quello che c’era da dire era stato detto. Una manciata di minuti per raccogliere le cose personali e Monica ha inforcato la bicicletta ed è tornata a casa.

E mentre la Torreggiani pedalava sotto il sole, in sede alla Reggiana andava in atto il secondo dramma lavorativo. A prendere le sue cose e ad andarsene è toccato infatti a Barbara Caramaschi, centralinista e aiutante di segreteria. Solite parole e solita letterina. E solita spiegazione, la stessa che la società granata aveva dato a Sergio Mezzina, responsabile del settore giovanile fino a una settimana fa, quando pure lui era stato ‘nominato’ da Calì. Ristrutturazione aziendale e contenimento dei costi: questi i motivi dell’allontanamento di Torreggiani e Caramaschi. 

ARRIVA LA POLIZIA. Ma il licenziamento di Monica Torreggiani ieri ha avuto una coda spiacevole, che ha visto l’intervento di una volante della polizia. A chiamare il 112 è stato Marcello Montanari, ex calciatore dell’Inter e allenatore della Reggiana, ma in questo caso marito di Monica Torreggiani. Ragazzo buono, ma che se ritiene di aver subito un torto non molla l’osso. Montanari si era recato in sede per recuperare il telefonino aziendale che sua moglie Monica utilizzava, come da accordi, anche per le chiamate personali. Ma la società gli ha risposto picche. Neppure un faccia a faccia non proprio tranquillo tra l’ex difensore di serie A e Mike Piazza, ha risolto la situazione. Così Marcello ha allertato la polizia, che ha mandato in sede una volante. Pare che alla fine il telefonino sia stato temporaneamente restituito alla Torreggiani. Che non resterà proprio senza lavoro, visto che da qualche tempo aveva iniziato una collaborazione (autorizzata dalla Reggiana) con il Sassuolo, organizzando il lavoro durante le partite casalinghe dei neroverdi. 

MODI E TEMPI. Sinceramente non vediamo nulla di positivo in quello che è accaduto ieri. Cacciare in cinque minuti due dipendenti che da anni lavorano con profitto stona parecchio. Concetto che vale per qualsiasi lavoratore. In questo caso parliamo di una persona che per ben oltre metà della sua vita ha cercato di dare lustro ai colori granata. La società avrebbe dovuto usare modi pià soft. 
E dei tempi, che diciamo? Ma si può generare amarezze, caos, allarmismo tra i dipendenti rimasti proprio il giorno dopo una stupefacente pagina di storia granata. Che senso ha alimentare rabbia e confusione a otto giorni da una semifinale play off? Un modo di agire che getta ombre scure sul futuro.