Reggio Emilia, 2 dicembre 2015 - Ha 27 anni, una laurea, una gran parlantina e un cervello in fuga. E ora, l’ingegnere informatico reggiano Davide Valeriani, ha aperto una raccolta fondi per finanziare la ricerca sul prototipo innovativo e rivoluzionario che ha ideato all’interno del dottorato di di ricerca che sta portando avanti all’università di Essex, nel Regno Unito.

Di che si tratta? Facendo l’occhiolino con l’occhio destro rispondi a una chiamata sullo smartphone, mentre con l’occhio sinistro controlli il riproduttore musicale. Anche se il telefono è in tasca.

Questa l’idea, concepita assieme alla collega e socia Ana Matran-Fernandez. Ora, assieme, hanno lanciato il crowdfunding per raccogliere 10mila sterline entro il 15 dicembre e «rivoluzionare il modo con cui interagiamo con la tecnologia». E in una settimana ne sono già state raccolte oltre 3mila da donatori di tutto il mondo.

«Si chiama EyeWink ed è un dispositivo indossabile (le cosiddette wearable devices), su un paio di occhiali, in una fascia, cuffie o cappellino, che si connette senza fili allo smartphone e permette di controllarlo con il solo uso degli occhi – racconta Valeriani –. Una specifica app permette all’utente di configurare il dispositivo, scegliendo quali comandi impartire con ciascun occhio».

È diverso da ciò che esiste già in commercio, perché «mentre dispositivi di riconoscimento vocale o facciale richiedono di mantenere lo smartphone di fronte all’utente, EyeWink consente di controllare il proprio cellulare direttamente dalla tasca o dalla borsetta. Così puoi cambiare canzone della tua playlist mentre stai correndo senza fermarti o interagire con il gps mentre stai guidando senza doverti distrarre dalla strada».

In futuro, vorrebbero che fosse applicato come tecnologia assistiva, «per consentire a persone con gravi disabilità motorie di controllare lo smartphone senza mani o voce, permettendo loro così di interagire con un dispositivo che, altrimenti, non sarebbero in grado di utilizzare».

La tecnologia dietro EyeWink «si basa su specifici sensori che consentono di registrare l’attività muscolare attorno agli occhi e su algoritmi che ne estraggono gli occhiolini. In futuro, questa tecnologia potrà essere utilizzata per controllare ogni dispositivo, dal computer alle sedie a rotelle robotizzate.

Valeriani – diplomato al Bus e laureato all’università di Parma – ha un passato di attivista nel Movimento 5 Stelle ed ha lavorato come collaboratore parlamentare di Maria Mussini. Due anni fa, poi, è emigrato in Gran Bretagna per iniziare un dottorato di ricerca in interfacce neurali (dispositivi che permettono di controllare altri dispositivi con la mente). Assieme alla sua collega Ana Matran-Fernandez ha lanciato l’idea a HackTheBrain, il primo hackathon per neuroscienziati del Regno Unito, lo scorso marzo a Londra. In meno di 48 ore il suo team ha sviluppato il primo prototipo che si è aggiudicato il London Science Museum Award. EyeWink è stato poi presentato al London Science Museum in una esposizione che ha richiamato oltre 3000 persone.

E per chi non riuscisse a fare l’occhiolino con entrambi gli occhi? «Secondo una statistica che abbiamo fatto l’88% delle persone al mondo riesce a farlo da entrambe le parti – chiosa Valeriani –. Ma proprio per chi non riesce il dispositivo si può attivare anche sbattendo entrambe le palpebre assieme (e riconosce se le palpebre si stanno muovendo autonomamente o no)».

Un’idea ambiziosa e una startup che sta già raccogliendo grandi consensi. Qualche interessamento importante? «Abbiamo avuto persone che lavorano in grandi società, come ad esempio Google, che ci hanno confermato che la tecnologia è molto interessante. Ma per ora vorremmo rimanere il più autonomi possibili, per poterla sviluppare in ogni direzione ed essere liberi».