Riccione (Rimini), 23 ottobre 2017 - «Chi vede questo video chiami i soccorsi». L’agonia e la morte di un ragazzo di 24 anni diventano una diretta Facebook. Succede a Riccione, ieri mattina, poco dopo le quattro. Simone Ugolini, un bel ragazzo biondo con un sorriso solare, 24 anni e tanti sogni, è in sella al suo motorino quando, all’improvviso, a pochi metri da casa, cade e si schianta contro un albero.

Lui è lì, sull’asfalto, agonizzante, in attesa che i soccorsi arrivino e tentino di salvarlo. Ma tra chi si ferma, sulla carreggiata di viale Veneto, per cercare di aiutarlo, c’è anche chi estrae lo smartphone, lo filma, senza preoccuparsi di chiamare immediatamente i soccorsi. 

Lo riprende mentre sta esalando gli ultimi respiri, lo fotografa e poi posta tutti i filmati su Facebook. In diretta. La morte va in scena, attimo dopo attimo, in una macabra telecronaca ‘live’. Simone è per terra, non si muove, non può difendersi da quella morbosa curiosità, da quello scempio. E neanche i suoi genitori che sono lontani dall’Italia, in vacanza, dopo un’estate trascorsa a lavorare e che ancora non sanno che un destino crudele gli ha strappato il loro ragazzo.

«Se guardate questa diretta, chiamate i soccorsi», è la frase che rimane impressa a chi guarda il video. L’autore del filmato aggiunge altri particolari: «C’è sangue, speriamo si salvi» e altro ancora. Tutto in nome di qualche like, di qualche condivisione. A postare i video e le foto di quella morte è un altro riccionese, poco più grande di Simone. 

Si chiama Andrea Speziali, 29 anni, è un esperto d’arte ed è stato candidato alle ultime elezioni comunali. Nel giro di poche ore, già nella primissima mattina, la morte in diretta è diventata un caso. Simone non ce l’ha fatta, è spirato mentre veniva filmato. L’autore dei video si trasforma, sui social, nel bersaglio di una serie infinita di insulti, la parola più gentile che gli viene rivolta è ‘sciacallo’. Gli hater si scatenano in fiumi di parolacce e maledizioni.

Lui, Speziali, al telefono, è sconvolto, scoppia in lacrime. «Stavo rientrando a casa quando, da lontano, ho visto qualcosa in mezzo alla strada. Ho poi capito che era una persona, a terra e mi sono fermato – racconta –. Mi hanno detto che avevano già chiamato i soccorsi». Ma perché si è messo a filmare un ragazzo che stava morendo invece di telefonare al 118? «Ero sconvolto, sotto choc, volevo fare qualcosa per quel giovane a terra, mi hanno detto che non dovevo avvicinarmi, che stavano arrivando l’ambulanza e i carabinieri. Mi sono messo a filmarlo e a fare una diretta. Volevo condividere il mio dolore, mi sono sentito solo, nessuno che mi abbracciasse. Non cercavo lo scoop, giuro. Ora ho capito di aver sbagliato e chiedo scusa a tutti, alla famiglia soprattutto. Ma è anche colpa di questa società che vuole tutto in diretta e senza più valori. Ho chiamato in Vaticano per far dire una preghiera per Simone».

Intanto ieri la polizia stradale, insieme con quella postale, hanno sequestrato tutti i video e le foto ‘incriminate’, chiudendo anche il profilo della vittima. Tutto il materiale finirà in procura e oggi il magistrato dovrà decidere se aprire un’inchiesta a carico dell’autore. Le ipotesi di reato vanno dal procurato allarme, alla diffamazione degli operatori del soccorso, alla violazione della privacy dei parenti del defunto. Resta però immenso il dramma di una famiglia che ha assistito, in diretta, alla fine del ‘suo’ Simone.

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