La stagione di danza 2017/2018 del Teatro Comunale di Ferrara si conclude in febbraio con due proposte particolarmente interessanti, due graditi ritorni.

Dopo oltre 20 anni di assenza, giovedì 15 febbraio tornerà a Ferrara con la sua compagnia il coreografo franco albanese Angelin Preljocaj. Coreografo di punta della scena europea, Preljocaj si è imposto grazie a uno stile narrativo di grande efficacia teatrale, con l’impegno su temi forti, trattati con un linguaggio gestuale scarno ma poderoso, dinamico e di grande fisicità. A Ferrara verrà presentato un dittico che affianca una storica creazione concepita da Preljocaj nel 1989 per Parigi a una nuova produzione, che andrà in scena in prima nazionale. Minimo comune denominatore dei due atti unici è la gestualità energica unita alla prorompente fisicità dei danzatori. Il primo titolo in programma, Un trait d’union, parla della costante ricerca dell’altro che accompagna l’esistenza di ognuno di noi, nel tentativo di colmare la solitudine che ci attanaglia. Il secondo brano, Still Life, è invece un recentissimo lavoro di Preljocaj, che ha debuttato in Francia a settembre 2017 con le musiche di Philip Glass. «In ambito pittorico – ha scritto il coreografo commentandolo – le nature morte (“Still Life” in inglese) rappresentano talvolta una allegoria della morte, del tempo e della vacuità delle passioni. A partire dal XVII secolo, la nozione di finitudine e l’aspetto derisorio della vita costituiscono un genere a parte: definito “le Vanità”. Gli oggetti rappresentati nella tela simboleggiano attività umane insieme ad elementi che evocano il passare del tempo: la fragilità, la distruzione, la guerra e il trionfo della morte. Questi stessi temi entrano in gioco in questa nuova creazione. I corpi dei danzatori si fanno portatori di una composizione coreografia specifica, una riflessione su ciò che questi simboli ancestrali ci comunicano al giorno d’oggi».
Sabato 24 febbraio la compagnia Aterballetto proporrà invece una Serata Inger / Shechter, dedicata alle creazioni realizzate per la compagnia da Johan Inger, tra i coreografi più apprezzati del panorama internazionale, e da Hofesh Shechter, artista israeliano trapiantato a Londra, presente nel repertorio di molte compagnie, oltre che attivo con la propria.

Ad aprire le danze sarà Bliss di Inger, un lavoro che ha vinto il Premio Danza&Danza 2016, a proposito del quale scrive il coreografo svedese: «Il punto di partenza di Bliss è la musica del Köln Concert di Keith Jarrett, che, oltre che il sottoscritto, ha ispirato e commosso milioni di persone grazie al suo perfetto tempismo nell’attirare una generazione che si muoveva da una parte all’altra della propria vita. Il mio compito, insieme a quello dei danzatori, è quello di raccontare come ci relazioniamo con questa musica iconica. Nel modo in cui incontriamo questa musica con gli occhi di oggi, è presente sia una sfida compositiva che emotiva».

Nella seconda parte andrà in scena Wolf di Hofesh Shechter. Una grande energia di movimento è uno dei suoi tratti caratteristici, spesso sostenuta  da musiche da lui stesso composte come in questo caso. Questa creazione, onesta e cruda, spiritosa e sofisticata, muove da un lavoro precedente e viene qui ricreata appositamente e ispirata dai danzatori di Aterballetto: viscerale, selvaggia, vitalissima, mette in scena un'umanità dai tratti istintivi, impulsivi, quasi animalesca.