Marina Verdenelli
Cronaca

Le lacrime e la sceneggiata del boss "Chi ha usato lo spray adesso parli"

Ugo Di Puorto ha gridato la sua innocenza invitando qualche altro compagno a farsi avanti e dire la verità Gli avvocati per le famiglie delle vittime: "Il finto buonismo non ci interessa, è ancora più offensivo sentirlo"

Ha gridato la sua innocenza invitando il responsabile a farsi avanti, come se fosse stato seduto lì vicino a lui, poi è scoppiato a piangere portandosi le mani agli occhi per asciugarsi le lacrime. Così Ugo Di Puorto, considerato dalla Procura il boss della banda dello spray che ha agito a Corinaldo e accusato di aver spruzzato il peperoncino in discoteca nella notte maledetta, si è lasciato andare mentre veniva sentito in aula sui fatti della Lanterna Azzurra. "Non ho spruzzato ma ero in discoteca quella sera – ha detto Di Puorto – il giudice sarà in grado di capire chi è stato. Io sono molto religioso. Se avessi delle responsbilità non starei qui a dire queste cose perché sono morte sei persone quindi chi è stato si alzi in piedi e lo dica".

Nel corso dell’interrogatorio, davanti al giudice Paola Moscaroli, ha più volte ripetuto anche la frase "se uno è un vero uomo direbbe le cose come stanno" e poi ha parlato di se stesso come "un uomo vero" che ha commesso tanti dei furti che gli sono stati contestati nel capo di imputazione, elencandoli e aggiungendo "ce ne sono anche altri che non vedo qui". Insomma il boss Di Puorto ha ammesso di essere un ladro sì ma non assassino di sei vittime indifese che per quella spruzzata della bomboletta, dove i carabinieri del Ris hanno isolato il suo dna estrapolato da una goccia di sudore proprio sul tasto, sono morte strappate alla vita dei loro cari. Di Puorto ha negato di aver concluso un furto quella sera a Corinaldo. L’intento c’era ma poi il ragazzo preso di mira si sarebbe accorto tanto che è nato un battibecco, vicino al bar.

Il pianto, la parte della vittima sulla quale si sono addossate fin da subito le responsabilità dello spray, non sono piaciute agli avvocati delle parti civili che hanno assistito in diretta, in aula, alla sua deposizione. "Il finto buonismo non ci interessa – ha commentato Federica Ferro, legale per la famiglia di Eleonora Girolimini, la mamma morta nella strage della Lanterna – è ancora più offensivo sentirlo. Non ho sentito nessuna parola di scuse, solo dichiarazioni fredde e distaccate. Che la bomboletta sia stata usata da Di Puorto è incontrovertibile, c’è il suo dna. E’ solo uno scarica barile i fatti sono ormai ovvi". Anche l’avvocato che rappresenta i familiari di Emma Fabini, la 14enne senigalliese morto nella calca, commenta duramente quelle lacrime di Di Puorto. "Se lo poteva risparmiare – ha detto Luca Pancotti, ad udienza finita – non erano credibili. I fatti sono evidenti e chiari poi spetterà al giudice l’ultima parola. Si è difeso in maniera molto lucida come lucida è stata l’attività compiuta dentro quella discoteca".

Un altro imputato, Raffaele Mormone, ha chiesto di leggere una lettera inviata al gup dove si scusava per le condotte relative ai furti fatti nelle discoteche ma non gli è stato concesso. La lettera è agli atti.