Minaccia l’ex moglie: "Ti sparo con il fucile". Assolto, fu una vendetta

La donna lo aveva denunciato ma in realtà l’arma era solo un cimelio d’epoca. Un mese prima era stata condannata per gravi offese e si sarebbe inventata tutto.

Minaccia l’ex moglie: "Ti sparo con il fucile". Assolto, fu una vendetta

Minaccia l’ex moglie: "Ti sparo con il fucile". Assolto, fu una vendetta

Va a prendere il figlio dall’ex marito e mentre attende il bambino l’uomo l’avrebbe minacciata così: "Ti avevo detto di non parcheggiare qua, adesso ti sparo con il fucile". Per quelle parole la donna, una 43enne anconetana, si era rivolta ai carabinieri per denunciare l’uomo da cui si era già separata, un 44enne, anche lui anconetano. I militari erano stati a casa sua e il fucile lo avevano anche trovato ma non era un’arma in grado di sparare, piuttosto era un cimelio d’epoca, disattivato. Con l’accusa di minacce aggravate il 43enne è finito a processo al tribunale dorico, davanti alla giudice Tiziana Fancello, che ieri però lo ha assolto perché il fatto non sussiste.

L’imputato, che ha una disabilità dovuta a problemi di deambulazione, era difeso dall’avvocato Fabrizio Tonni che in udienza, durante l’arringa, ha spiegato come quella denuncia in realtà era stata solo una vendetta della ex moglie perché un mese prima era stata condannata per delle gravi offese rivolte al suo assistito, in un altro processo. Gli avrebbe dato del disabile, pretendendo soldi da lui e minacciandolo di spaccargli la faccia. Per il difensore la donna avrebbe inventato tutto tanto che ha già preannunciato in aula che sarà denunciata per calunnia.

Nella coppia c’era maretta da tempo, litigi e problemi quotidiani, andati avanti per venti anni, stando sempre alla difesa. Tra i due sono andati avanti una serie di denunce reciproche. L’episodio che ha fatto finire in tribunale l’uomo risale al 23 maggio del 2019. Il figlio era a casa del padre, a Posatora, e nel pomeriggio la madre lo era andato a prendere come tante altre volte. Le finestre dell’abitazione erano aperte e l’uomo avrebbe visto la ex moglie parcheggiare dove non doveva così l’avrebbe ripresa. Per l’imputato però non c’erano state minacce. Nessun testimone è stato trovato per confermarle tanto che anche la Procura ieri aveva chiesto l’assoluzione. Prima che la giudice sentenziasse sono state sentite la madre del 44enne, che era in giardino quel giorno, e la compagna, che era in casa con lui. Nessuna ha sentito la parola fucile. L’arma non era stata nemmeno sequestrata dai carabinieri che l’avevano trovata anche impolverata. Era un ricordo di famiglia, rimasto nell’abitazione per puro valore affettivo, vecchio di almeno cento anni.