Vivarini (Ascoli)
Vivarini (Ascoli)

Ascoli, 23 marzo 2019 - Quante frasi fatte potremmo sciorinarvi oggi, dopo una giornata storica come questa?

L’allenatore che dovrebbe dimettersi o essere esonerato. La classifica che fa paura ma ancora non è compromessa. Il portiere che para solo dopo che la partita è finita. La difesa che fa acqua da tutte le parti ma che non è sostenuta dal centrocampo. Il centrocampo che è in difficoltà fisica ma che risente troppo dell’assenza di Frattesi. E Ninkovic che è ora che vada in panchina (anche dopo il turno di squalifica) perché ha stufato nel perdere quelle palle, uccidere i piani partita dei suoi e giocare con quella sorta di saccenza e sufficienza che ad Ascoli fanno la muffa dopo un secondo, vista la storia che trasuda dalle maglie.

Potremmo davvero infarcire un commento post partita di congetture, valutazioni, statistiche, paure e pelli d’oca. Invece no. Invece ci sono due istantanee che, oggi, vanno messe nell’archivio che altrimenti oltre al tabellino non avrebbe nulla da archiviare. Una è l’immagine dei tifosi bianconeri che c’erano e, schifati, hanno giustamente deciso di uscire dallo stadio già prima del 5-0. L’altra la immaginiamo, perché adesso Ascoli deve fare Ascoli. E siccome il campionato è ancora in ballo, tutto è ancora in ballo, clamorosamente in ballo, può e deve essere ancora una volta (l’ennesima volta) quello ambientale il sasso più grande da mettere sui piatti della bilancia.

Mostrando le ferite, perché le ferite bruciano, specie quelle dei tifosi, ma pensando al modo di tornare a fare punti. E a questo punto ci viene in mente quell’adagio che parla della forza dei rapporti d’amore duraturi di una volta, quelli in cui le cose rotte si sistemavano, tra le quattro mura di casa (nello specifico, dello stadio). E non si buttavano, come si usa fare oggi. Ascoli, oggi, deve fare Ascoli. Ma l’Ascoli, da mister Pulcinelli all’ultimo dei giocatori, a testa bassa e social spenti, devono darle un segnale. Subito.