Ascoli Salernitana, Trotta protagonista con una doppietta (Foto LaBolognese)
Ascoli Salernitana, Trotta protagonista con una doppietta (Foto LaBolognese)

Ascoli Piceno, 11 luglio 2020 - Non vi fidate di Davide Dionigi. Bluffa. E’ uno di quelli che sperano di incontrare qualcuno che lo giudichi per la scatola, invece che per il contenuto. E’ il destino di chi preferisce il fatturato alla pubblicità. Il raccolto al trattore di ultima generazione. I punti, diciamolo in parole povere, agli estetismi.

Truco. Sapete giocare a Truco, il gioco di carte argentino che è stato importato in Italia solo in poche, prescelte, città della nostra penisola? Ecco, Dionigi sarebbe il più sfacciato, spudorato, sfrontato giocatore della “prima”. Pensi che abbia pochi punti e stia da una parte, in tranquillità, per non farsi schiacciare dall’avversario. E invece, appena l’avversario apre la contesa (perché a Truco si può anche lasciar correre, se non si ha il punto giusto), lo stronca. “Invito?”. “Reale invito!”. “Forte invito!”. “Quiero”. Avversario stroncato. In barba alla giacca e alla cravatta che denoterebbero un allenatore fighetto con idee fighette in questo calcio fighetto. Macché: il calcio di Davide Dionigi è sostanza, organizzazione, coesione e, per forza, di questi tempi, sofferenza.

Dodicesimo. Uno stato d’animo che ad Ascoli condisce il pane sin dal primo giorno di scuola. Da sempre. Ben venga il calcio di sofferenza e sacrificio, se accompagnato dai punti e da poche, semplici linee guida. Sfruttare le doti dei propri giocatori. Sfruttare le capacità tecniche dei propri giocatori. Essere sempre sull’attenti e guardare l’obiettivo con il sangue agli occhi. Anche senza la spinta di un popolo che soffre nel non potersi mettere la dodicesima maglia come ha sempre fatto, nei momenti difficili.

Gladiatore. Non è la vittoria di Marcello Trotta perché l’ex Crotone è finito due volte nel tabellino. Quella contro la Salernitana è la vittoria di Marcello Trotta perché un giocatore come lui, con il suo passato, con il suo pedigree, ha capito quale sia il suo ruolo in questa squadra, la squadra di Davide Dionigi. E ha messo chilometri, corsa e due gol belli, il secondo devastante, sulla bilancia di una stagione, la sua, che può e deve essere ancor più da vero idolo. Perché ad Ascoli talvolta si sono applauditi i fenomeni (e Scamacca, fidatevi, lo è) ma nel cuore sono rimasti i gladiatori. Chapeau, Marcello.