Bologna, 10 luglio 2019 - Il salvataggio dei migranti è solo un alibi per attaccare il ministro Salvini che, finché occupa quella carica, va rispettato. L’escamotage del tricolore non è un buon motivo per provocare sulla pelle dei migranti imbarcati su un veliero non attrezzato per quel servizio. E se è vero che li ha raccolti sulle coste tunisine, l’ostinarsi a veleggiare verso Lampedusa era una provocazione.
umbertoantolini0@gmail.com

 

Risponde il condirettore de 'il Resto del Carlino', Beppe Boni

Ormai è chiaro che si è innescato un braccio di ferro diretto fra il mondo, economico - politico che sostiene le Ong e il ministro dell’Interno Matteo Salvini, capofila della lotta all’immigrazione clandestina. Sulla pelle dei migranti si gioca dunque una doppia partita: quella degli scafisti che si arricchiscono e quella politica con le Ong che ormai si muovono verso il governo italiano con palese provocazione. La storia di nave Alex, il cui comandante Tommaso Stella adesso è indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, è significativa. Decidere di andare sulle coste libiche a salvare migranti con un veliero attrezzato per le vacanze, pur di lungo corso, è cosa da pazzi. Certo che poi è facile gridare che la situazione a bordo con 46 persone è insostenibile. Del resto le navi della solidarietà Ong pretendono di decidere autonomamente dove sbarcare i naufraghi: solo in Italia. Se l’Europa se ne frega l’Italia è costretta a difendersi da sola. E ora col decreto sicurezza bis potrebbero arrivare multe fino a 1 milione per le navi che non rispettano le regole.
beppe.boni@ilcarlino.net