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5 mag 2022

Alessandro Fullin a Bologna, spettacolo al Teatro Celebrazioni. "E' un gioco contemporaneo

L'attore in scena con 'Le sorelle Robespierre': "La vicenda è un falso storico, ambientata a Trieste, ma c'è tutto dentro..."

francesco moroni
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Alessandro Fullin in scena al Celebrazioni con 'Le sorelle Robespierre'

Bologna, 6 maggio 2022 - Fullin, lo spettacolo era in programma per la stagione 2019/2020, poi è arrivata la pandemia... e oggi?
"Oggi è cambiato il mondo e quindi... è cambiato anche lo spettacolo. Prima c'erano tante persone in scena, poi il Covid ha portato con sé una cura dimagrante e ci sono sempre meno attori sul palco". Alessandro Fullin racconta lo spettacolo in programma oggi e domani (alle 21) al Teatro Celebrazioni: 'Le sorelle Robespierre', che lo vede protagonista insieme a Simone Faraon, con i testi e la regia dello stesso Fullin, la direzione artistica di Sergio Cavallaro e i costumi di Monica Cafiero.

Ci racconti meglio.
"In realtà le sorelle Robespierre sono un po' un pretesto per parlare d'altro: non sono davvero le protagoniste, nonostante siano esistite davvero e abbiano fatto qualcosa di meglio rispetto all'attività del fratello, tra il politico e il criminale. Ma quest'associazione funziona un po' come un film del terrore, e allora...".

Un falso storico, dunque?
"Sì, la vicenda si svolge a Trieste nel 1789: c'è questa famiglia di nobili che viene trascinata in carcere e aspetta di essere ghigliottinata".

I personaggi chi sono?
"C'è una madre, che interpreto io perché ormai ho l'età (ride, ndr) e due figli: una molto carina, l'altra diciamo un po' meno, ma più virtuosa. Strano, ma vero, io interpreto un difficilissimo ruolo femminile... E ovviamente c'è una grande storia d'amore tra un uomo e una donna. Un film di fantascienza, in sostanza".

Ma c'è anche tanto di attuale...
"Dentro c'è tutto, emerge una grande contemporaneità. Un gioco del contemporaneo, in un universo tutto al femminile. Mi ricorda 'Donne', un vecchio film degli anni 30 di George Cukor".

Contemporaneità, quindi: che effetto le fa poter portare in scena lo spettacolo dopo due anni di stop?
"Penso che il mestiero dell'attore sia un po' come quello dell'atleta: devi allenarti per restare in forma. Il virus ha portato una cura dimagrante, come dicevo, anche per il pubblico".

Come stanno rispondendo gli spettatori?
"Dopo due anni, diciamo che corrono un po' meno. Dall'altra parte, però, forse sono anche più permissivi e generosi. C'era tanta voglia di tornare a teatro, e forse il pubblico è più disposto a perdonare l'emozione".

E Bologna?
"Bologna è una grossa parte della mia vita. Ora abito a Biella, sulle montagne, come Heidi: è una vita molto diversa. A una certa età ho sentito il bisogno di rintanarmi per fare lunghe passeggiate, cercare serenità, guardare le coccinelle... Qua c'è poca 'balotta', insomma".

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