Una fotografia di Stephanie Syjuco
Una fotografia di Stephanie Syjuco

Bologna, 1 ottobre 2019 - Costruire è l’atto cruciale della nostra contemporaneità, era geologica, come ben racconta la mostra Anthropocene al Mast fino a gennaio, di supremazia umana. E proprio la Fondazione presieduta da Isabella Seràgnoli , pone al centro della quarta edizione della Biennale di fotografia dell’industria e del lavoro Foto/Industria, al via il 24 ottobre per un mese, l’indagine Tecnosfera, dedicata all’uomo e al costruire.

Dalle città alle industrie, dalle reti energetiche a quelle infrastrutturali, dai sistemi di comunicazione alle reti digitali, la Biennale intende sondare il complesso e dinamico sistema del fare, che caratterizza la presenza dell’uomo sul pianeta. La direzione è affidata a Francesco Zanot (dopo tre edizioni di mandato a François Hébel) che ha curato il lavoro di 10 fotografi, le cui immagini saranno portate in 10 palazzi storici della città con il Mast e Anthropocene – e le straordinarie fotografie di Edward Burtynsky, i film di Jennifer Baichwal e Nicholas De Pencier – come undicesima tappa, per tirare le somme di un percorso di conoscenza imprescindibile.

Celebri protagonisti della storia della fotografia come Albert Renger-Patzsch (Paesaggi della Ruhr, Pinacoteca Nazionale) e André Kertész (Tires/Viscose, Fondazione Cassa di Risparmio-Casa Saraceni), le cui immagini fanno ormai parte di un patrimonio iconico condiviso, saranno al fianco di grandi artisti contemporanei, italiani e internazionali. Luigi Ghirri (Prospettive industriali, Palazzo Bentivoglio), Lisetta Carmi (Porto di Genova, Genus Bononiae-Santa Maria della Vita), Armin Linke (Prospecting Ocean, Biblioteca Universitaria) e David Claerbout (Olympia, Spazio Carbonesi).

A questi si aggiungono giovani autori affermati sulla scena internazionale come Matthieu Gafsou (H+, Pinacoteca e Palazzo Pepoli Campogrande), Stephanie Syjuco (Spectral City, MAMbo), Yosuke Bandai (A Certain Collector B, Museo della Musica) e Delio Jasse (Arquivo urbano, Fondazione del Monte-Palazzo Paltroni), alternando tecniche che vanno dagli usi più puri e tradizionali della fotografia alle sperimentazioni più innovative.

Se il concetto di "costruire meno e costruire meglio" diventa oggi, nell’epoca delle marce per il futuro, uno dei tanti slogan alla conquista della sostenibilità, allora Tecnosfera, l’insieme di tutte le strutture che gli esseri umani hanno innalzato per garantire la loro sopravvivenza sulla terra – definizione creata nel 2013 dal geologo Peter Haff – appare come una chiave che apre la porta di un pensiero critico necessario. E la fotografia – sottolinea il direttore artistico Francesco Zanot – è allo stesso tempo un "indispensabile strumento di ricerca e un prodotto dell’inestinguibile bisogno dell’uomo di cambiare (e rivedere) il mondo".