Chagall è nato in una famiglia ebraica a Vitebsk nell’attuale Bielorussia
Chagall è nato in una famiglia ebraica a Vitebsk nell’attuale Bielorussia

Bologna, 26 maggio 2019 - La stagione delle mostre ‘mainstream’ non riposa. Mai. E Palazzo Albergati, dove Wharol&Friends è prorogata fino al 30 giugno, si prepara ad accogliere la grande mostra autunnale, come sempre organizzata da Arthemisia che spalancherà le porte il 20 settembre (fino all’1 marzo 2020) sul mondo sognante e magico di Marc Chagall.

E si intitola appunto Chagall. Sogno e magia la mostra curata da Dolores Duràn Ùcar con l’apporto di Sergio Gaddi (curatore italiano delle mostre di Arthemisia quando c’è da affiancare un curatore straniero) il quale comincerà molto presto, la prossima settimana, a incontrare insegnanti e guide per illustrare emozionalmente, in quello che si chiama Racconti dell’arte, l’esposizione che verrà. E che sarà simile a quella in corso a Napoli ma con l’aggiunta di una serie di opere che si potranno vedere solo a Bologna.

Gaddi, ci racconti in anteprima la mostra.

«Partirei dal fatto che Chagall è l’artista-poeta per antonomasia e di conseguenza la mostra, come si evince dal titolo, sviluppa il filo conduttore della sua sensibilità poetica e magica».

Perché Chagall è difficilmente ascrivibile a una determinata scuola, corrente, movimento. Chagall è un’icona autoreferenziale.

«Osservando le sue opere si capisce come non appartenga ad alcuna scuola o movimento storico tradizionalmente inteso. Ha visto il cubismo ma l’ha superato (diceva «abbasso il cubismo, mi rende triste e impacciato») ma si rendeva conto che il cubismo rappresentava la chiave per la modernità. È stato surrealista ma non ha mai voluto firmare il manifesto del surrealismo...».

Quindi Chagall si identifica...

«Il vero motore della sua creazione risiede forse nella parola ‘amore’ da collegare strettamente alla tradizone ebraica hassidica: la capacità di vedere divinità in tutte le forme di vita dell’universo. ‘Il fiume dell’amore divino si è riversato nel vaso del mondo, lo ha fatto esplodere in una miriade di frammenti che sono tutte le cose e quindi ciascun frammento contiene la scintilla dell’amore divino’. Chagall aveva qusto desiderio di mettersi in sintonia con questa visione del mondo».

E di una donna.

«Punto focale della sua vita e quindi della sua arte è l’incontro con Bella Rosenfeld, sua moglie, la sua musa. Quando lei muore in America nel 1944, Chagall si bloccherà ma poi troverà la forza di evocarla nelle sue opere, trasfigurandola, rendendola simbolo dell’amore e del tempo passato. Basti vedere opere che saranno in mostra come Il matrimonio sotto il baldacchino o Il sogno. Una ribellione nei confronti della morte. E della guerra».

E di guerre e di esodi ne ha visti e vissuti.

«Ha vissuto quasi cento anni, è morto nel 1985. E ha dipinto fino alla fine della vita. In mostra saranno rappresentati molto anche gli ultimi anni, abbiamo opere del 1981».

Il percorso?

«Circa 160 opere tra dipinti, gouache, incisioni, litografie, acqueforti. I nodi della mostra: Favole e religione (quando ottiene l’incarico di dipingere le favole di La Fontaine dall’editore Vollard), L’amore (che contempla ovviamente il rappoto con Bella), La Bibbia (diceva «ho sempre ritenuto che la Bibbia fosse la più grande fonte di poesia della storia»), Storia dell’esodo (lui è stato un esule, sulla sua pelle ha vissuto le persecuzioni ebraiche ma anche l’allontanamento dalla Russia verso Parigi). Siamo comunque ancora in lavorazione per ottenere determinate opere».

Senta Gaddi, perché vedere questa mostra quando di Chagall se ne sono viste tante?

«Ci si stanca di vedere Picasso? Direi di no. Il tesoro Chagall è talmente smisurato che è sempre interessante scoprirlo. Partendo dai temi dell’esodo, del viaggio, della fuga, si scopriranno anche i tormenti di Chagall. Con un invito ad entrare nella sua vita (e quindi nella sua arte) utilizzando un pizzico di sogno e uno di magia».