I soldati tedeschi di Bonvi compiono 50 anni
I soldati tedeschi di Bonvi compiono 50 anni

Bologna, 5 dicembre 2018 - La mostra ‘Sturmtruppen. 50 anni’ aprirà venerdì 7 dicembre a Palazzo Fava di Bologna (chiusura il 7 aprile 2019) organizzata da Fondazione Carisbo e Genus Bononiae. Oltre 200 le opere di Bonvi nell’esposizione curata dalla figlia Sofia Bonvicini e da Claudio Varetto. L’occasione è la pubblicazione della prima striscia su ‘Paese Sera’: Bonvi infatti aveva vinto con i suoi soldatini tedeschi il concorso indetto dal quotidiano al Salone del fumetto di Lucca. Era il novembre del 1968. Da allora le strisce sono state tradotte in 11 lingue. Bonvi disegnerà le Sturmtruppen fino alla sua improvvisa scomparsa nel 1995. Ma la mostra bolognese allargherà l’orizzonte a tutta la produzione dell’artista e a spiragli della sua vita cittadina sia privata che politica. 

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«Un topen, un topen nella mia buken». Era l’inizio degli anni settanta e una comitiva un po’ sgangherata aveva fatto una rapida gita al mare. Spiaggia libera e qualcuno, tornando all’infanzia, aveva scavato una pista come quelle che si facevano da bambini e pure una buca. Uno di noi dormiva beato fino a che non fu svegliato dal grido di cui sopra: «Un topen, un topen». La risposta fu irripetibile e seguita da una generale risata. Perché quello risvegliato bruscamente dal sonno era Franco Bonvicini, in arte Bonvi, e il grido si rifaceva a una delle più celebri vignette delle Sturmtruppen il fumetto di successo che aveva portato Bonvi addirittura a vincere un ambito premio a Parigi (dove ebbe a lungo casa, in cui ospitava tutti noi).

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Per i curiosi la vignetta proseguiva con il sergente che osservava: «Beh che cosa c’è di strano, in tutte le buken ci sono dei topen», «Ma come questo?», era la risposta del soldato che gli indicava che nella sua buca c’era addirittura Topolino. Sull'invenzione delle Sturmtruppen Bonvi dava cento versioni, tutte diverse e tutte in parte false e vere. La più motivata la forniva un suo vecchio compagno di gioventù e anche compagno d’armi. «Eravamo ufficiali di complemento ai confini orientali, io nella fanteria, lui nei carristi. Bonvi ne combinava una al giorno ed era probabilmente l’ufficiale più punito delle nostre forze armate, ma, sotto sotto la divisa e la vita militare gli piacevano, in qualche modo lo affascinavano. Anche se si divertiva a prenderle in giro».

Parola dell’allora tenente Francesco Guccini. Ed era proprio così, Bonvi amava sfottere i soldati, la gerarchia militare, ma al tempo stesso, grazie probabilmente alla lettura giovanile dei romanzi di Sven Hassel aveva una passione nascosta, soprattutto per i soldati per eccellenza, soprattutto per la nostra generazione nata durante la guerra, quelli tedeschi. Ed ecco quindi le Sturmtruppen, il reparto d’assalto tedesco che combatte un’eterna guerra piena di situazioni paradossali, di battute dove anche la morte può far scoppiare a ridere.

Le Sturmtruppen furono senz’altro la migliore creazione della fantasia di Bonvi, che nel suo appartamento di via Rizzoli passava ore e ore a disegnarle, a inchiostrarle. Prima da solo poi con l’aiuto di giovani allievi tra cui Guidino Silvestri, in arte Silver, il futuro papà di Lupo Alberto. Nei suoi soldaten tedesken c’era qualcosa di lui, anche se filtrato da un potente spirito anarchico. E anche se la sua creatività spaziava da Nick Carter, grande successo dei Fumetti in tv, la prima trasmissione che, grazie a Guido De Maria e a Giancarlo Governi portò sul piccolo schermo i fumetti.

E poi Cattivik, ‘regalato’ a Silver in uno di quegli impeti di generosità che erano caratteristici di Bonvi. E poi Marzolino Tarantola e soprattutto i personaggi delle "Avventure dello spazio profondo", scritto insieme a Guccini, le cui atmosfere, vicende e situazioni hanno preceduto di oltre una quindicina d’anni la Saga di Guerre Stellari (che, se non fosse impossibile, diremmo abbia preso da lì un’ampia serie di spunti). Ma fino alla fine le Sturmtruppen rimasero il suo cavallo di battaglia, insieme sogno, sfottitura, identificazione e presa in giro della personalità profonda del mio amico Franco Bonvicini.