Marco Beghelli
Cosa Fare

Il Trovatore di Verdi al Comunale Nouveau: ecco quando

L’opera con protagonista il soprano Marta Torbidoni, che torna a Bologna

Il soprano Marta Torbidoni (Andrea Ranzi)

Il soprano Marta Torbidoni (Andrea Ranzi)

Bologna, 17 febbraio 2024 – È Il trovatore di Giuseppe Verdi la seconda opera in cartellone per la stagione 2024 del Comunale, un titolo che il nostro teatro porta in scena per la quarta volta in soli vent’anni, con allestimenti sempre diversi. Come già quello del 2019, anche Il trovatore che vedremo domani (Comunale Nouveau, ore 18, in replica fino al 25 febbraio) proviene da Parma, trattandosi di una coproduzione con il Festival Verdi 2023 a firma di Davide Livermore ripresa da Carlo Sciaccaluga, con le scene di Giò Forma, i video curati da D-Wok, i costumi di Anna Verde e le luci di Antonio Castro. Totalmente rinnovato il cast musicale, con il Manrico di Roberto Aronica, la Leonora di Marta Torbidoni, il Conte di Lucas Meachem, l’Azucena di Chiara Mogini e il Ferrando di Gianluca Buratto. Dirige Renato Palumbo (sul podio bolognese già per l’edizione del 2012), che proprio con questo titolo verdiano fece il suo debutto operistico a soli 19 anni, totalizzandone ad oggi circa 300 recite. Presenting Partner dello spettacolo è, una volta di più, la benemerita Alfasigma.

Dopo numerose presenze al Teatro Comunale in seconda compagnia, il soprano Marta Torbidoni torna questa volta come titolare. "La prima occasione – ci dice – fu nel 2017 per una Traviata realizzata dalla Scuola dell’Opera; ero poi nel Trovatore del 2019 e in Lucrezia Borgia e Luisa Miller nel 2022. Ripresentarmi ora a Bologna con un titolo già cantato a poca distanza di tempo è motivo per me di particolare soddisfazione".

Tanto Verdi!

"Con Verdi ci ho proprio debuttato: fu una Traviata a Sofia nel 2012, arrivata quasi per caso; poi Rigoletto (ma oggi Gilda mi starebbe strettissima), I masnadieri, Ernani e già sei produzioni del Trovatore. La riconferma del Festival Verdi, dove in autunno farò Attila dopo il Nabucco dello scorso anno, mi dà quell’ulteriore sicurezza necessaria per affrontare i nuovi debutti verdiani già in programma nei mesi prossimi".

Cos’è una voce verdiana?

"Verdi richiede una vocalità ‘di sostanza’: si presuppone una tecnica molto solida applicata a uno spessore vocale importante, soprattutto nelle cosiddette parti da ‘soprano drammatico di agilità’ come quelle del giovane Verdi che ho affrontato finora. Ma sono in arrivo per me anche le grandi parti del Verdi maturo, che tralasciano l’agilità vocale e richiedono uno spessore sonoro forse anche maggiore. Al momento non sono invece troppo interessata a spingermi in avanti, verso Puccini: ho affrontato di recente il suo Tabarro, studiato in due giorni per un ‘salvataggio’ a Verona, e mi sono trovata benissimo in quella vocalità; ma Tosca, Madama Butterfly e le altre non mi attirano ancora. Sono opere che coinvolgono troppo emotivamente e le rimando a momenti successivi, quando non sarò forse più in grado di affrontare quel repertorio di agilità in cui oggi mi sento a casa. È questa, del resto, la strada su cui mi hanno spinto Doriana Giuliodoro, la mia insegnante di sempre ad Ancona, e successivamente la compianta Renata Scotto nonché Mirella Devia, con la quale sono in contatto continuo".

Se volge uno sguardo all’indietro?

"Dopo la Borgia donizettiana è in arrivo la Norma belliniana. Se mi offrissero il Rossini serio e anche Mozart li prenderei in considerazione; ma per ora mi vengono richieste quasi solo le opere di Verdi".