Vanes Poluzzi
Vanes Poluzzi

Bologna, 7 dicembre 2018 - Cinque sforamenti consecutivi, considerando il dato della stazione con le concentrazioni di Pm10 più elevate. Anche Bologna è nella morsa dell’inquinamento, in un dicembre (finora) nero. Dopo un novembre stabile e senza picchi, ecco un’impennata del livello di polveri sottili. Con sforamenti ogni giorno, come testimoniato dai dati Arpae.

Sabato 1° dicembre, sopra i limiti tutte le tre stazioni di rilevazione cittadine (Via Chiarini, Giardini Margherita e Porta San Felice rispettivamente con 54, 51 e 57 microgrammi per metro cubo, limite fissato a 50) e quella di Molinella. Il giorno dopo sforamento in tutte le stazioni (i picchi: Molinella 63, Porta San Felice 62), poi lunedì nero con 71 microgrammi per metro cubo a Porta San Felice e 70 a San Lazzaro. Martedì soltanto via Chiarini entro il limite dei 50, mercoledì leggero miglioramento con sforamento ‘solo’ a Molinella e San Lazzaro (il dato dei Giardini Margherita non è disponibile da lunedì). Inevitabile l’attuazione delle misure di emergenza per la riduzione dell’inquinamento. «Lo scenario – osserva Vanes Poluzzi, responsabile del centro tematico regionale aree urbane di Arpae Emilia Romagna – accomuna Bologna alle altre città del bacino padano. Quando parliamo di aerosol atmosferico difficilmente ci riferiamo a una condizione solo locale».

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Il territorio bolognese è reduce da cinque giorni consecutivi di sforamento, «situazione che si è verificata altre volte in passato anche con valori superiori: adesso non siamo troppo lontani dai 50 microgrammi per metro cubo di Pm10, altre volte sono stati superati i 100. Significa che lo scenario è sicuramente preoccupante, ma non drammatico».

Già, ma Bologna uscirà dalla morsa dello smog nei prossimi giorni? «Impossibile – ammette Poluzzi – stabilirlo con certezza». Ieri c’è stata una leggera pioggia che «potrebbe aver fatto scendere la concentrazione di Pm10. Ci aspettiamo una media simile a quella del giorno precedente». Oggi nonci sono state previste precipitazioni. E la concentrazione media di Pm10 «dovrebbe rimanere stabile intorno ai 50 microgrammi per metro cubo. Una giornata di transizione».

Intanto partiranno le misure di emergenza che porteranno «a una diminuzione dei valori emissivi. Ma se il meteo è sfavorevole – puntualizza l’esperto – l’abbassamento del livello di polveri potrebbe non essere considerevole».

Domani – in caso dell’arrivo del vento, come previsto – potrebbe esserci una svolta. «Pm10 e Pm2.5 – osserva Poluzzi – in buona parte non vengono emessi direttamente, ma si formano per reazioni successive. Le misure emergenziali, utili, contribuiscono a limitare le emissioni dirette. Ma se le condizioni dell’atmosfera non sono favorevoli alla dispersione degli inquinanti, allora il problema resta. Al contrario, se lo sono, si può osservare un calo della concentrazione delle polveri». Non resta che affidarsi al (pazzo) clima.