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3 mag 2022

Mascherine al cinema e teatro Bologna, l’analisi di Felicori: "Inaccettabile l’obbligo"

L’assessore regionale alla Cultura: “Ne faccio anche una questione di libertà“. Protezioni previste fino al 15 giugno: “Si penalizza ancora un settore già in crisi“

3 mag 2022
luca orsi
Cronaca
Mauro Felicori assessore alla Cultura della Regione Emilia Romagna (Roberto Serra/ Iguana)
Mauro Felicori assessore alla Cultura della Regione Emilia Romagna (Roberto Serra/ Iguana)
Mauro Felicori assessore alla Cultura della Regione Emilia Romagna (Roberto Serra/ Iguana)
Mauro Felicori assessore alla Cultura della Regione Emilia Romagna (Roberto Serra/ Iguana)

Bologna, 3 maggio 2022 - Via le mascherine? Non dappertutto. Fino al 15 giugno resta l’obbligo di indossare una Ffp2 in alcuni luoghi chiusi, fra cui cinema, teatro e sale da concerto . "Un eccesso di zelo che non condivido", commenta amareggiato Mauro Felicori (nella foto) , assessore regionale alla Cultura. E aggiunge, a scanso di equivoci: "Sono trivaccinato, mille miglia distante dai No vax e ho sempre difeso le misure di prevenzione contro la pandemia. Ma siccome ogni misura ha delle conseguenze, bisognerebbe evitare di esagerare".

Perché parla di eccesso di zelo?

"Nell’emergenza, finché crescevano i ricoveri, lo Stato interveniva con obblighi e limitazioni a difesa del Sistema sanitario, per evitarne il crollo. Era sacrosanto che lo facesse, per la sicurezza di tutti. Anche se, in certi casi, si è esagerato".

In quali casi?

"Penso ai musei. Sono stati trattati tutti allo stesso modo. Tanto gli Uffizi, con la fila fuori, quanto i musei che hanno una densità di presenze inferiore a qualunque portico cittadino. E, in certi momenti, tenere i supermercati aperti e i musei chiusi mi è sembrato abbastanza surreale"".

La pandemia, però, non è finita.

"Ma oggi i ricoveri sono a una percentuale fisiologica. Che cosa deve difendere, ora, lo Stato? Il cittadino può tutelarsi da sé, mettendo una Ffp2 anche se non obbligato a farlo. In Francia, dove sono appena stato, si vive ormai senza divieti, tranne che per il trasporto pubblico. Mi dicono sia così anche in Spagna e in altri Paesi".

Insomma, ne fa una questione di libertà?

"Mi interrogo anche su un problema di libertà. Magari, per carità, sono sottigliezze... Ma noto che la questione sta diventando più ideologica che altro. Da parte mia, trovo inaccettabile che lo Stato ti difenda da te stesso. Questo no. No grazie".

Che cosa propone?

"Che non si continui a penalizzare un settore che da più di due anni soffre indicibilmente. C’è l’urgenza di fare riprendere appieno la vita artistica italiana. Mi auguro quindi il governo abolisca l’obbligo delle mascherine in cinema, teatri e sale da concerto. Sta arrivando l’estate, che non è proprio la stagione ideale per cinema e teatri. Ci facciano fare almeno questo ultimo mese e mezzo in libertà, per provare almeno a chiudere la stagione in bellezza".

Ne parlerà con il ministro Franceschini, o con Speranza?

"Ne ho parlato con il coordinamento degli assessori alla Cultura delle Regioni. Ora spero che ci possa essere una discussione serena e produttiva con il governo".

C’è una certa ripartenza nel settore?

"I teatri vanno molto bene. I cinema soffrono ancora moltissimo. Credo sia perché uno spettacolo teatrale, se lo perdi, non lo rivedi. Un film, invece, te lo ritrovi in poco tempo sulle piattaforme".

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