di Paolo Rosato "Per Bologna serve una ricostruzione intelligente". Occorre un cambio di passo, per Matteo Lepore, al turismo della nostra città. Ma che non sia un samba frenetico, no. Bisogna invece rallentare, organizzarsi, miscelare "la grande offerta culturale" e "la natura", insiste l’assessore al Turismo. La sfida è metropolitana. E senza un gioco di squadra, è persa in partenza. "Abbiamo alle spalle anni di grande crescita - spiega Lepore – e fortunatamente non abbiamo raggiunto i numeri di Firenze e Venezia. Questa cosa ci ha salvato, perché altrimenti avremmo ora un centro...

di Paolo Rosato

"Per Bologna serve una ricostruzione intelligente". Occorre un cambio di passo, per Matteo Lepore, al turismo della nostra città. Ma che non sia un samba frenetico, no. Bisogna invece rallentare, organizzarsi, miscelare "la grande offerta culturale" e "la natura", insiste l’assessore al Turismo. La sfida è metropolitana. E senza un gioco di squadra, è persa in partenza. "Abbiamo alle spalle anni di grande crescita - spiega Lepore – e fortunatamente non abbiamo raggiunto i numeri di Firenze e Venezia. Questa cosa ci ha salvato, perché altrimenti avremmo ora un centro storico spettrale. Ma ora abbiamo davanti due anni in cui il turismo internazionale sarà fortemente rallentato"

E come si interviene?

"Se prima la nostra priorità era la regolamentazione degli affitti brevi, oggi invece il tema è organizzare la città. In primis offrendo l’accesso alla casa alle fasce più deboli, che prima avevano un forte conflitto con le piattaforme degli affitti turistici. E poi incentivando l’offerta per un turismo più sostenibile"

Si riferisce all’Appennino?

"Sì, che è già tutto esaurito. Bisogna investire sull’escursionismo, sugli agriturismi, sull’accoglienza slow. Una nuova organizzazione, una ricostruzione intelligente che dia la precedenza all’offerta naturalistica e a quella culturale su scala metropolitana. Se Bologna non scommette su questi due aspetti, perde una grande occasione. I flussi turistici ci saranno soltanto verso quei territori che avranno quel tipo di offerta".

Un centro da abbandonare?

"Assolutamente no, peraltro il nostro centro è abitato, è sempre vivo. Le persone devono però sapere che a Bologna potranno muoversi tra una grande offerta culturale e cammini ed escursioni. Solo il cammino della Lana e della Seta ci porta oltre 2mila persone l’anno. Da altre parti non c’è la possibilità di fare entrambe le cose. Il vantaggio competititivo della città è la stazione, i turisti verranno in treno oltre che in auto. E poi c’è il boom del cicloturismo"

Quali sono le previsioni per Ferragosto?

"I flussi turistici stanno tenendo. Certo, siamo a un 20% rispetto allo scorso anno, ma tiene il turismo di prossimità, e credo in un’ulteriore ripresa in autunno. Le persone vengono da noi perché si trovano un cartellone culturale di 5 mesi, e perché partono per la via degli Dei. Bologna deve essere capace di cambiare ritmo. Meno velocità, ma più collaborazione e scelta insieme delle priorità. E i fondi della tassa di soggiorno necessari li metterà il Comune"

Le imprese del territorio come dovranno riorientarsi?

"Non dirò mai ai ristoratori del centro storico di cambiare mestiere, sulla scia della ministra Castelli. Ma vogliamo aiutare le imprese a riorientare la loro attività. In centro storico i turisti americani i prossimi due anni non ci saranno. Ragioniamo su un turismo diverso, più italiano, che punta di più alla qualità".

Infine la cena in piazza Maggiore. A che punto siamo?

"Si farà, con una sorpresa che presenteremo a giorni"