Bologna, è morto Mario Bandiera (FotoSchicchi)
Bologna, è morto Mario Bandiera (FotoSchicchi)

Bologna, 16 ottobre 2018 - Il viaggio finisce qui, nella sua Bologna. Senza sfarzo, senza clamore: chi lo conosce bene sa che questo era il finale per cui lui avrebbe firmato. Mario Bandiera, 87 anni, il patron della griffe Les Copains e storico socio del Bologna di Giuseppe Gazzoni, è morto l’altra notte, nell’amore della moglie Stefania, dopo una lunga malattia che l’aveva costretto a diversi ricoveri.

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Aveva costruito un impero, partendo dalla Germania e frequentando Parigi, per poi sbarcare in tutto il mondo. Non è mai andato in pensione, non era il re della moda che ci si aspetta: all’iperbole delle sfilate, ai lustrini e all’ipertrofia dello spettacolo preferiva le partite a ramino, il giro fra i negozi degli antiquari, ma soprattutto le ‘vasche’ del sabato pomeriggio. Un vagabondaggio senza meta tra portici, mobili in via dal Luzzo, piazze, rosso Bologna “per scaricare le tensioni della settimana”. Il calcio era un grande interesse, ma alle partite “no, ci vado raramente”, confessava in un’intervista a Ida Meneghello nel 1996.

Spendo in cravatte, ma ora facciamo anche quelle

Mangiava pochissimo, non beveva, vestiva sempre nello stesso modo: “Spendo in cravatte, ma ora facciamo anche quelle”, amava dire, con una risata fragorosa. Lascia “centinaia di figli e figlie”, come ricorda un amico: quelle naturali, sì, amatissime. Ma anche i dipendenti della Bvm Spa di via Larga, la società che controlla il marchio del mito della maglieria italiana. Figli oltre la famiglia: fino all’ultimo aveva tenuto in mano la società insieme con Stefania e anche quando in estate si era parlato di una possibile vendita dell’azienda aveva fatto sapere che tutto, nel caso, sarebbe dovuto comunque rimanere a Bologna. Dipendenti, stabilimento, testa. Les Copains ha portato Bologna nel mondo con la maglieria e a Bologna doveva rimanere.

Tutto era iniziato per scherzo, quando Bandiera aveva 25 anni. La fortuna della famiglia di proprietari terrieri venne compromessa dalle leggi del Fascismo e il padre iniziò con un’attività di vendita di mobili antichi. Quei mobili che a Bandiera piacevano, certo, ma non erano la sua vocazione. Fu così che lasciò il papà ed ebbe l’intuizione: andare in Germania a vendere maglie.

Era tutta adrenalina pura

Non andò bene, ma quella fu la scintilla. Dopo Berlino riprovò a Parigi, erano i primi anni Sessanta: fra i giovani era scoppiata la moda unisex di Silvye Vartan e Johnny Hallyday e sul filo della canzone Comme un garçon, ovvero ‘Come un ragazzo’, Mario Bandiera iniziò a commercializzare il marchio Les Copains, con il minipull che è diventato iconico per generazioni. Una bomba. Fu così che conobbe Cacharel e Daniel Hechter: lane attillate, notti folli in auto da Bologna a Parigi, divertimento, ma soprattutto lavoro, lavoro, lavoro, "che poi allora non c’era la melatonina, era tutta adrenalina pura". Nel 1986 divenne Cavaliere del lavoro. Appunto.

Bandiera era un galantuomo, ha pagato fino all'ultimo centesimo

Bandiera fa rima con Bologna e Bandiera è stato legato a doppio filo con il club rossoblù: il suo nome, anche per le vicende giudiziarie arrivate fino ai giorni nostri, è stato legato a quello del Crac Victoria 2000, con assoluzioni e ribaltoni inattesi. "Sono stato il suo legale per quarant’anni, mi duole molto quanto è accaduto, Bandiera era un galantuomo – ricorda il professor Luigi Stortoni, penalista che l’ha assistito anche nelle ultime vicende –. Mario era una persona riservata che non è mai voluto apparire. Non si può associare a lui alcuna scorrettezza, anche nell’affaire Bologna: ha pagato fino all’ultimo centesimo".

Persona straordinaria: vicino a Bologna e ai suoi dipendenti

Il notaio Roberto Quaranta ha la voce rotta dall’emozione: amico di una vita, professionalmente legato a Bandiera da più di trent’anni, "sono a lui molto affezionato e riconoscente", dice al presente, perché Bandiera è ancora lì, alla distanza di una carezza. "Era una persona straordinaria, molto vicino a Bologna e ai suoi dipendenti. Un uomo fuori dalla norma", dice sicuro. Il penalista, professor Marco Zanotti non lo dimenticherà: "Mi ha lasciato un grande amico, un uomo di grande intuizione e di umanità. Faceva del bene senza apparire, aiutava molta gente. Come ci mancherà...".