Bologna, 8 marzo 2021 - Un altro pezzo del Grande Bologna che se ne va, un’altra telefonata carica di commozione. Quando gli squilla il telefonino nella casa di Santa Maria a Monte (Pisa) Romano Fogli, che a gennaio ha compiuto 83 anni, sa già tutto. "Che cosa posso dire? _ attacca Romanino al telefono _. Uno alla volta i miei amici mi stanno lasciando tutti. Ho sempre detto che invecchiare è bello, ma più vai in là con gli anni più è destino che si avvicini la soglia".

Il ricordo di Pavinato (morto ieri a 86 anni), allora. "Era il nostro capitano, e credo di aver detto tutto" osserva Fogli. "Fuori dal campo era una persona seria, eccezionale, di quelli vecchio stampo. E poi era buono come il pane: anche troppo. Perché ad esser troppo buoni nella vita poi gli altri se ne approfittano". A Mirko però volevano bene davvero tutti, a cominciare da quel burlone geniale di Janich, scomparso nel 2019.

"Franco prendeva in giro tutti, Mirko invece era un tipo più chiuso, dovevi tirargli fuori le parole con le pinze. Ma era squisito e del capitano aveva il carisma". Quanto al calciatore, "si occupava sempre di marcare l’ala e non la lasciava respirare. Ma aveva anche uno scatto invidiabile e qualche volta si avventurava oltre la difesa".

Curiosamente c’erano anche Fogli e Pavinato nella lista dei cinque rossoblù (con Pascutti, Perani e Tumburus) che nel marzo del 1964 finirono nel cosiddetto ‘scandalo del doping’. Ma durò poco. "Il tempo di capire che era tutta una montatura per non farci vincere quello scudetto".