Una bella immagine del Nettuno
Una bella immagine del Nettuno

Bologna, 10 luglio 2015 - Primi passi verso il restauro della Fontana del Nettuno. Mentre continua la raccolta fondi promossa dal Carlino, il comitato scientifico – che si è insediato ieri a Palazzo d’Accursio, presieduto dal sindaco, Virginio Merola – ha stabilito la necessità preliminare di «indagini e studi approfonditi per approntare la strategia del restauro». Si dovrà quindi realizzare una studio di fattibilità – in cui sarà precisato anche il costo del restauro, oggi stimato dal Comune in 7-800mila euro – e un adeguato programma di manutenzione. A quel punto sarà possibile avviare l’iter per l’aggiudicazione dei lavori.
L’idea è realizzare un «cantiere della città». In modo che tutti i bolognesi possano ‘partecipare’ al restauro di uno dei simboli della nostra città nel mondo. Un ponteggio aperto al pubblico, con visite durante il lavoro dei restauratori, per ora è un’ipotesi.
Più concreta la possibilità, avanzata dalla soprintendente Gianna Gaudini, «di montare delle telecamere per potere seguire in diretta», su megaschermi, parte dei restauri. «Abbiamo l’occasione – spiega Gisella Capponi, direttore dell’Istituto superiore per la conservazione e il restauro – di coinvolgere la città, di fare uscire il restauro dal ghetto specialistico e fare vedere la complessità di un lavoro come questo».
Il cantiere potrebbe essere il fulcro attorno al quale fare ruotare una serie di eventi, legati per esempio alle grandi fontane d’Italia, alla storia dei quella del Nettuno (a partire dai disegni cinquecenteschi del progettista, Tommaso Laureti), ai restauri di altre fontane storiche.
Al momento, però, si parte dalla conoscenza dello stato di criticità dei bronzi e dei marmi della fontana del Giambologna, il cui ultimo restauro – non seguito da alcuna manutenzione – data 1988-90. «Serviranno nuove scansioni laser in 3D – spiega la Capponi – per realizzare un modello virtuale su cui riportare i danni e quantificarli». Un passaggio che «consentirà di arrivare a un progetto puntuale».
La Gaudini ipotizza anche uno studio ad hoc, non realizzato in passato, per «verificare la possibilità di un intervento di salvaguardia antisismica» del monumento. Il cantiere del Nettuno potrà anche essere uno spazio di didattica. «Un’occasione di conoscenza e di confronto sul campo – spiega la Capponi – per le tante scuole di restauro del nostro Paese».
Un altro, annoso tema, che a suo tempo sarà affrontato, è quello della «tutela fisica», cioè la messa in sicurezza del monumento. Con «un sistema di prevenzione e protezione della fontana da atti di vandalismo o incuria impossibili da prevenire», afferma Merola.
Già nel 1604, una cancellata – rimossa nel 1888 – era stata posta a protezione della fontana. Un bando dell’epoca ricorda il «grandissimo fetore» causato dall’utilizzo della vasca come orinatoio. Ripristinarla sarebbe, per la Capponi, un’extrema ratio: «La cancellata sarebbe una sconfitta sociale. Dei cittadini, che non riconoscono il valore del monumento; e dell’amministrazione comunale, che non è in grado di proteggerlo».
A venticinque anni di distanza dagli ultimi lavori, il restauro si annuncia complesso, di natura straordinaria. Sarà necessario un intervento strutturale, sui bronzi e sui marmi policromi della vasca, che comprenderà anche l’impianto idraulico – che alimenta novanta getti – quello di trattamento delle acque e quello di illuminazione.
Preceduto da una lunga fase di analisi e indagini eseguiti nei primi anni 80, il restauro del 1988 ‘firmato’ da Giovanni Morigi (bronzi) e Ottorino Nonfarmale (marmi) fu realizzato a vista. La statua del Giambologna fu ricoverata in una struttura di legno dello scenografo Mario Ceroli, sistemata nel cortile del Comune e aperta al pubblico. Per seguire da vicino i restauri, dalla ‘Casa del Nettuno’ passarono, in ammirato silenzio, duecentomila persone.

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