Peppe Barone gestisce a Modica la ‘Fattoria delle Torri’

Bologn, 20 aprile 2018 - Fa le valigie col suo codazzo di polemiche lo chef Enrico Bartolini e lascia Fico, dove fin dall’apertura, cinque mesi fa, ha gestito il ristorante ‘Cinque’. «Una decisione serena, non certo di rottura – assicura l’ad di Fico Eataly World Tiziana Primori –, conseguenza della scelta del celebre chef di non cambiare il proprio format per adeguarlo al nuovo contenitore».

Fico Etaly World, lo speciale

Il bicchiere di Primori, in ogni caso, è mezzo pieno. Lo dice un accordo siglato ieri con Totfree, piattaforma ei servizi al turismo che, spiega la manager, «porterà a Fico 30mila turisti cinesi dal 25 aprile a fine anno». Al posto di Bartolini, proprio dal 25 aprile aprirà un ristorante dedicato alle regioni. Si con Peppe Barone, che da trent’anni gestisce a Modica, la ‘Fattoria delle Torri’. La Sicilia rimarrà protagonista fino al 31 maggio. Il contratto con il successore verrà firmato nei prossimi giorni: con molta probabilità sarà un locale storico di un’altra regione del Sud.

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Pasta con le sarde, anzi (‘ch’e saidde’) a Fico, al posto dei piatti stellati di Enrico Bartolini. E non solo: bottarga, parmigiana di melanzane... «tutte quelle eccellenze per cui da trent’anni mi conoscono in Sicilia e da quattro anni in tutta Italia, grazie a Oscar Farinetti».

Peppe Barone è lo chef siciliano di Modica (ristorante ‘Fattoria delle Torri’, manco a farlo apposta) che dal 25 aprile al 31 maggio prenderà il posto di Bartolini a Eataly World: fuori ‘Cinque’ e dentro i ristoranti regionali, sul modello Expo Milano (l’amore tra Farinetti e Barone è nato lì). Poi dal 31 maggio si ruota: altra regione, altri piatti, altro chef arcinoto in una delle venti regioni d’Italia, con buona pace della Michelin.

Barone, ma non teme il confronto?
«Apprezzo molto la cucina di Enrico Bartolini. Il suo ristorante a Milano è un appuntamento fisso per me».

A Fico non ha funzionato.
«Questo non inficia la grandezza del personaggio».

Menu troppo caro, allora?
«Non soltanto, io credo. Il tuo format non basta. Devi capire le sensazioni del posto dove decidi di aprire, sentire la risposta della gente e cambiare la formula, se serve. O accettare se alla fine le cose non vanno, senza paura».

E lei non ha paura?
«La paura fa parte dell’essere umano. Ci vuole però anche un minimo di incoscienza quando si fa il nostro mestiere. In più mi fido del mio istinto, e di quello del mio amico Oscarino (Farinetti, ndr), che non ne sbaglia una. Parto con entusiasmo, poi vedremo».

Quando l’hanno avvertita?
«(ride, ndr) Venti giorni fa? Forse meno. Avevo appena chiuso l’ottima esperienza del temporary aperto a Eataly di Roma. Avrei rifiatato un poco, prima della stagione estiva a Modica, nel mio ristorante. Poi è squillato il telefono...».

Ed eccola qui.
«Ho visitato Fico due volte, ho visto i locali lasciati da Bartolini. Li lasceremo uguali: sono belli, e poi non c’è tempo per cambiare. Alzeremo solo la luce».

Cosa pensa di Fico?
«Penso sia una storia bellissima, e credo che i bolognesi debbano esserne orgogliosi: poteva nascere altrove e invece è qui, nella vostra città. È un onore, ma anche una responsabilità: un posto così deve vivere, bisogna fare di tutto per farlo funzionare».

Lei cosa porterà?
«Cucina tipica, qualità altissima, materie prime selezionate, e costi il più possibile contenuti. In più faremo eventi, esibizioni, corsi di cucina. La didattica sarà importante: Bologna un’università straordinaria. Fico deve diventare un’università del cibo, della nostra tradizione, del benessere, della qualità. Le potenzialità sono infinite. Fino al 31 maggio faremo del nostro meglio».

E poi?
«Verrà un’altra regione. È lo schema di Expo di Eataly. E posso dirle per esserne parte dall’inizio che funziona».