Don Giordano (foto Ravaglia)
Don Giordano (foto Ravaglia)

Cesena, 17 ottobre 2018 - «Anche lì, contro il muro della cattedrale». Don Giordano Amati indica la pavimentazione di via Vescovado tempestata di macchie. Macchie di urina, come testimonia l’inconfutabile odore che si leva dal basso. Non è un caso isolato, ma la triste quotidianità con la quale il parroco convive da anni. La zona più martoriata è quella del passaggio sormontato da archi e volte che collega il duomo a piazza della Libertà e che è ormai stato riadattato a orinatoio pubblico. «È una situazione indecente – sospira il sacerdote –, alla quale bisogna porre rimedio. La diocesi ha fatto ampiamente la sua parte, ritinteggiando il soffitto e ridando bellezza a un passaggio di pregio nel cuore della città, che però resta abbandonato a se stesso. E che non mi si venga a dire che nessuno se ne è accorto».

Don Giordano, da quanto tempo dura il problema? 

«Anni e per di più ultimamente la situazione è peggiorata. D’estate il fetore è insopportabile, ma anche durante tutti gli altri mesi le cose non vanno molto meglio».

Chi utilizza la latrina a cielo aperto? 

«Chiunque senta l’impellente bisogno di svuotare la vescica e ignori anche le briciole del senso civico». 

Ha visto di persona? 

«Certo. Una volta mi sono imbattuto in un uomo che urinava anche contro il muro del duomo».

Cosa gli ha detto? 

«Che doveva vergognarsi. Ma, ovviamente, non è servito». 

Come pensa si possa risolvere il problema? 

«Serve almeno un bagno pubblico in zona. E non mi riferisco solo a quello a pagamento che tra poco verrà aperto in piazza della Libertà. Perché non tutti possono permettersi di spendere soldi per i propri bisogni. E poi ci vorrebbero costanti interventi di pulizia. Ripeto, la curia la sua parte l’ha fatta, il lavaggio della pavimentazione compete ad altri. E non una tantum, ma con costanza. Perché una situazione del genere non è accettabile. Sotto al porticato le macchie sono ovunque. E non dipendono certo da infiltrazioni dal soffitto: non ci sono». 

Anche diversi residenti e commercianti hanno segnalato il problema, che però nessuno si è preso in carico. 

«Quando le vetrine erano illuminate e i negozi erano aperti il problema era meno vistoso. Facevano da deterrente. Ora la situazione è precipitata». 

Intanto Piazza della Libertà resta al palo. 

«Ed è pure sporca. Al confine col porticato ci sono escrementi di piccioni in grande quantità e le macchie che sono state assorbite dalle pietre non si contano. Non si può far finita di niente davanti a una situazione del genere. Da una parte serve senza dubbio un maggiore senso civico, ma dall’altra è fondamentale che le istituzioni intervengano facendo la loro parte per cambiare le cose. Non chiedo rivoluzioni, ma interventi che dovrebbero essere all’ordine del giorno». 

In un angolo del porticato sono adagiate anche delle coperte.

«Di sera una persona viene a dormire qui, riparandosi come meglio può dal freddo. Poi alla mattina si alza, ripiega il suo giaciglio e se ne va». 

Un angolo di terra di nessuno sotto il campanile del duomo? 

«Ci sono momenti in cui io stesso preferisco non passare da lì, ma non mi arrendo alla situazione. Chiedo aiuto a chiunque possa – e voglia – fare qualcosa».