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8 apr 2022

"Vi racconto l’ultima eredità di mio padre"

Oscar De Summa questa sera chiude la rassegna ’Pieno di Voci’ di Villa Torlonia a San Mauro Pascoli

8 apr 2022
raffaella candoli
Cronaca
Oscar De Summa questa sera alle 21 al teatro di. Villa Torlonia
Oscar De Summa questa sera alle 21 al teatro di. Villa Torlonia
Oscar De Summa questa sera alle 21 al teatro di. Villa Torlonia
Oscar De Summa questa sera alle 21 al teatro di. Villa Torlonia
Oscar De Summa questa sera alle 21 al teatro di. Villa Torlonia
Oscar De Summa questa sera alle 21 al teatro di. Villa Torlonia

di Raffaella Candoli

Cambio di spettacolo, ma non di attore, al teatro di Villa Torlonia di San Mauro Pascoli, dove stasera Oscar De Summa, porta in scena "L’Ultima eredità", in sostituzione di "La sorella di Gesucristo". De Summa è autore e attore tra i piu` apprezzati della scena teatrale italiana, vincitore dei premi Cassino Off 2015, Hystrio Anct 2016, Hystrio-Mariangela Melato 2017 e, con la Trilogia della provincia, del premio Rete Critica 2016. Il testo autobiografico che porta in scena è un appassionato monologo che racconta del viaggio di ritorno al paesino della Puglia in cui è nato per dare l’ultimo saluto al padre morente. "Un percorso geografico ed emotivo – sottolinea De Summa – con i ritmi del treno, verso i luoghi dell’infanzia e della adolescenza che ho lasciato per lavoro; verso quel microcosmo fatto di usanze antiche e preziose, dimenticate e ritrovate, ma soprattutto in direzione di un doloroso, inevitabile distacco da uno degli affetti più cari".

Oscar De Summa, un momento così intimo diventa un tema da condividere?

"Quesito che mi sono posto nei lunghi giorni di lockdown, specie davanti alla colonna di bare di Bergamo e Brescia che ci mettevano inconfutabilmente davanti alla morte come fatto ineluttabile che ci coinvolge tutti. Ho pensato, come drammaturgo, che i miei sentimenti di impreparazione davanti ad un lutto, fossero e siano gli stessi di ogni spettatore. La circostanza mi ha indotto anche ad un approfondimento antropologico sulla fine della vita e sul modo di accompagnarla".

In che senso?

"Sono stato sorpreso dai rituali del dolore che ho trovato nel mio paese d’origine: le vicine di casa si sono prese cura del corpo di mio padre che è stato vegliato nella nostra abitazione per tre giorni, l’hanno lavato, vestito; l’hanno pianto, hanno pregato. Mi hanno fatto comprendere, da adulto, la gravità e la grandezza dell’evento. Hanno accompagnato il distacco di chi resta".

Rituali però, che non appartengono a tutte le regioni e, molto più partecipati al Sud.

"Vero, nella società odierna la morte non viene più celebrata, diventa una pratica burocratica e da agenzia funebre. C’è la messa, le condoglianze, ma poi ognuno va per la sua strada. Invece, io ho avuto il tempo di ringraziare mio padre per essere stato fonte di insegnamento, di dirgli che gli volevo bene. Ho raccolto l’ultima eredità da figlio non più figlio: con l’arrivo della morte, di riflesso, ho riscoperto il valore della vita".

La cronaca attuale ci pone drammaticamente, con la guerra in Ucraina, davanti alla morte.

"Eppure, è un evento che rischia di essere spettacolarizzato, ma svuotato del sentimento, di essere assimilato alle morti anche violente dei film, di diventare virtuale anche quando è fisicamente così vero".

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