Il tenore Bonci e la canzone per Carducci: trovato il disco originale 120 anni dopo

Si tratta di un 78 giri originale del brano “Tre giorni son che Nina”, che il cantante lirico cesenate interpretò davanti al poeta durante una serata a Villa Silvia

Franco Severi, curatore di Villa Silvia, con il disco ritrovato

Matteo Daltri

Cesena, 23 febbraio 2024 – Ritrovato negli Stati Uniti un disco dal grande valore storico per la città di Cesena. Si tratta del 78 giri originale del brano “Tre giorni son che Nina”, che Alessandro Bonci, noto tenore cesenate divenuto simbolo della città, cantò di persona al poeta Giosuè Carducci nel corso di una serata a Villa Silvia, l’11 settembre del 1904.

La storia del brano e il successo di Bonci

Alessandro Bonci era al culmine di carriera quando, l’11 settembre 1904, ricevette un invito dalla contessa Silvia Baroni Semitecolo per una serata a Villa Silvia, alla quale partecipò, insieme a figure di spicco della nobiltà cesenate, il poeta Giosuè Carducci, per circa undici anni consecutivi ospite fisso della villa. In un certo momento della serata, Bonci intonò davanti ai presenti il brano dei Pergolesi “Tre giorni son che Nina”, accompagnato al pianoforte proprio dalla contessa Baroni Semitecolo.

Si racconta che Carducci si commosse all’ascolto della straordinaria interpretazione del tenore e ne chiese subito dopo un bis. La notizia ebbe da subito grande rilevanza e fu riportata anche dal principale giornale cesenate dell’epoca, “Il Cittadino” di Trovanelli. Al tempo, Bonci era già riconosciuto come uno dei più grandi tenori del mondo e si esibiva nei teatri più importanti d’Italia e d’Europa, ma non solo. Nelle Americhe, per esempio, era molto richiesto e veniva pagato addirittura il triplo rispetto ad un’istituzione della lirica italiana come Enrico Caruso.

Il talento di Bonci riuscì ad arrivare anche ad alcuni dei più importanti personaggi storici dell’epoca. Re Edoardo VII d’Inghilterra, ad esempio, invitò il tenore cesenate ad esibirsi durante il ricevimento per la visita del presidente francese Loubet, consegnandogli in regalo un gioiello in oro e diamanti. Una delle più grandi collaborazioni con Bonci, tuttavia, venne stretta da Thomas Alva Edison, inventore della lampadina ma soprattutto della registrazione della voce.

Lo scienziato americano incontrò Bonci al termine di uno spettacolo, diretto da Arturo Toscanini al Metropolitan Opera House di New York, e gli propose di fare da cavia alle sue invenzioni, registrando brani di opera in cilindri di cera e in particolari dischi per grammofono chiamati “Diamond Disc”. Bonci accettò e poté partecipare all’iniziativa grazie ad una penale, pagata dallo stesso Edison, alla casa discografica italiana per la quale era sotto contratto.

Il ritrovamento

Proprio negli Usa, dove Bonci ha trascorso gran parte della carriera, è stato ritrovato il disco originale 78 giri contenente la versione del tenore di “Tre giorni son che Nina”, cantata per Carducci quella sera. Un disco di una straordinario valore per Cesena, considerato l’emblema materiale di un legame realmente esistito tra tre personalità storicamente importanti per la città come Carducci, Bonci e la Contessa Baroni Semitecolo.

La figura di Bonci era già tornata d’attualità grazie al museo “Musicalia”, allestito nelle prestigiose stanze settecentesche di Villa Silvia e dove sono raccolti ben 500 anni di storia della musica, tra cui l’intero patrimonio del tenore cesenate. Per informazioni su come e quando visitare il museo, consultare il sito museomusicalia.it. La Fondazione Severi e l’Amministrazione comunale, tuttavia, si sono messi al lavoro per potere trasferire il patrimonio bonciano all’interno del teatro omonimo.