C'è un male oscuro, insondabile, sfuggente e difficile da mettere a fuoco per poter mettere i campo una difesa efficace. Nell'animo umano può succedere che dai buoni sentimenti e dagli affetti nasca il fiore del male della violenza e della morte. Questa valutazione non spiega del tutto ma se non altro inquadra tragedie come quella di Viterbo dove un padre, un manovale polacco, ha assassinato il figlioletto di 10 anni con una coltellata alla gola o peggio, a 48 ore di distanza, un replay ancora più devastante a Sassuolo, in provincia di Modena.  

Nella capitale delle piastrelle, un maghrebino che lavorava in un centro commerciale ha ucciso compagnia, due figli di 2 e 5 anni e la suocera. E anche qui è stato usato un coltello, segnale dello sfregio estremo, del voler falciare la vita con un gesto  materialmente significativo. In entrambi i casi alle spalle di questa violenza senza limiti ci sono state vite felici,  grandi sorrisi, abbracci di tempi gioiosi che sembravano non finire mai. E invece no. Gli affetti, quando l'armonia si è rotta, si sono trasformati in odio e morte anche verso i bambini, le vittime innocenti di una guerra di famiglia. E sono proprio loro i bambini che in questi casi diventano arma di ricatto e simboli sacrificali di vendetta.

L'uomo che uccide vuole togliere alla madre oltre che la vita anche l'affetto più profondo, quello dei figli. E dietro queste esplosioni drammatiche ci sono sempre scenari precedenti di minacce fatte da uomini che non sopportano la fine di un rapporto, lo strappo di un amore prima intenso e poi svanito.

A tutte le donne bisogna urlare di non aver mai paura di denunciare situazioni giunte al limite e che fanno presagire il peggio. E' una difesa preventiva, un'arma che ogni donna deve cercare di utilizzare quando teme il peggio. Meglio sempre un allarme inutile che un allarme non dato.