Bologna, 29 febbraio 2020 - Da tutta questa polemica sul Coronavirus e le presunte mancanze delle strutture sanitarie del basso Lodigiano mi pare si possa capire finalmente che non è possibile trattare la salute come una merce qualunque sulla quale realizzare profitti. Purtroppo tutte le regioni sono incamminate su questa strada della gestione economica della sanità, con più o meno ampie convenzioni con grandi gruppi sanitari privati che realizzano più o meno ampi profitti a spese del denaro pubblico che viene loro destinato, invece di essere investito nel massimo potenziamento possibile del pubblico sistema sanitario nazionale. L'argomento è delicato e certamente potrei essere fuori strada con queste mie considerazioni, ma credo che realizzare profitti sulla salute pubblica non possa che cozzare contro l'esigenza di usare ogni singolo centesimo disponibile nel miglioramento delle cure per tutti. Se tutte le Regioni oggi seguono questa strada, la recente campagna elettorale infuocata per le elezioni regionali dell'Emilia Romagna sembra aver dimostrato che la Lombardia è la regione più avanti di tutte, in questo. A maggior ragione mi sento vieppiù rassicurato da come quella campagna elettorale si è conclusa il 26 gennaio scorso.
Lidiano Cassani, Ravenna

Risponde il condirettore del Resto del Carlino Beppe Boni

Nell'emergenza del virus cinese è successo di tutto: confusione, allarmi in parte ingiustificati, regioni che hanno scavalcato il governo. Però le strutture pubbliche hanno agito bene, con efficienza  pur con qualche sbavatura dovuta ad una novità emergenziale prima d'ora sconosciuta. E' vero che sulla sanità pubblica bisogna investire senza risparmi. La salute e la vita dei cittadini sono la cosa più importante. Ma non bisogna vedere la sanità privata come un concorrente o un aspetto da demonizzare. E' tassello complementare alla sanità pubblica che gioca sullo stesso terreno, un alleato fondamentale che a volte supplisce a mancanze dirette o indirette.
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